Sembrava bellezza ~ Teresa Ciabatti ~ Recensione di Claudia Neri

Sembrava bellezza – Teresa Ciabatti – Analisi e recensione

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Sembrava bellezza è un romanzo di Teresa Ciabatti pubblicato da Mondadori a Gennaio 2021. L’autrice, dopo essersi laureata in Lettere moderne alla Sapienza di Roma, ha frequentato la scuola di scrittura di Alessandro Baricco a Torino. Ha pubblicato il suo primo romanzo nel 2002, Adelmo, torna da me per Giulio Einaudi Editore, dal quale è stato tratto il film L’estate del mio primo bacio, di Carlo Virzì (2005). Scrive anche sceneggiature per il cinema e attualmente vive a Roma, città dov’è anche ambientato Sembrava bellezza. Il libro è stato incluso tra i dodici candidati al Premio Strega 2021.

Il romanzo

Sembrava bellezza è 240 pagine di sincera verità, un flusso di coscienza senza filtri. La voce narrante è quella di una donna, di una scrittrice, che per comodità chiamerò Teresa, come la scrittrice. Teresa è vissuta ai margini della società, adolescente sfigata, ignorata, grassa e convinta di non avere niente di speciale, insicura, sola.

Facendo un esame di coscienza la mia vita va letta sotto la luce del desiderio di rivalsa. Ogni rapporto, dentro e fuori casa, ha preso la forma del torto da vendicare.

Al momento del racconto questa ragazzina è diventata una donna, quarantasette anni, una figlia adolescente e un divorzio alle spalle.  È una scrittrice affermata. Però la sua fama da scrittrice è, come tutte le cose, effimera, veloce. Spesso Teresa fa riferimento al fatto che la notorietà sta svanendo e a quanto è difficile accettarlo.

Ci si abitua facilmente alla bellezza, mentre a volte non basta una vita ad abituarsi a non avere niente di bello.

Il romanzo con cui è diventata famosa è probabilmente lo stesso che noi leggiamo, in una sorta di specchio dello specchio della storia della sua vita. Ci sono vari indizi di questo fatto nella narrazione, come le parole compassionevoli dei suoi fan che riguardano alcuni aspetti del suo passato che lei ha raccontato nel romanzo.

Il tempo

A quarantasette anni fatico a staccarmi dalla giovinezza, i miei ricordi sono laggiù, e anche io. Ho sedici anni. Ho sedici anni e pattino nel corridoio di casa di Federica, mano nella mano, occhi azzurri.

Il tempo fugge e Teresa non riesce a trattenerlo, per quanto vorrebbe tanto farlo. Vorrebbe bloccare i momenti migliori e cacciare quelli peggiori, distruggere ogni traccia di dolore e tenersi il bello.

L’autrice Teresa Ciabatti

Ha un pessimo rapporto con sua figlia Anita, tanto per cominciare. La ragazza la odia, si è trasferita a Londra e si rifiuta di vederla in quanto la giudica responsabile del divorzio col padre. L’odio ha radici più lontane e profonde del divorzio. Il rapporto con l’ex-marito infatti non è conflittuale, anzi lui fa vari tentativi di far riavvicinare la madre a sua figlia, la quale però sempre sfugge, si ribella, si arrabbia.

In più punti della storia Teresa fa riferimento ad alcuni momenti in cui ha trattato male la bambina, si è stizzita con lei, non le ha riservato l’affetto materno che forse lei chiedeva. Teresa si mostra così, senza filtri, senza paura, con tutti i suoi errori e difetti, è una persona grattugiata, cruda e non ha paura di mostrarcelo.

Il trauma adolescenziale di Teresa

A scatenare tutto il flusso di coscienza di Teresa è il ritorno nella sua vita di un’amica dell’adolescenza. Federica porta con sé il ricordo della più bella ragazza della scuola e forse di tutta Roma, sua sorella Livia. Ai tempi del liceo Teresa e Federica erano due ragazzine sgraziate, sfigate, grassottelle e poco popolari.

Esiste un momento nella perdita di una persona amata in cui si piange se stessi. Per noi perduti con lei.

L’unico motivo per cui tutti si ricordavano di Federica – almeno di lei – era sua sorella. Bellissima, perfetta, col fidanzato perfetto, viziata, adulata, invidiata. Livia ci viene presentata così.

Poi però, quando la quarantasettenne la incontra al tempo presente, non entra in scena la Lidia che ci saremmo aspettati, la “modella” intoccabile col futuro roseo e privo di ostacoli.

L’incidente di Lidia è il punto cardine della storia per il passato e il futuro della protagonista. La bellissima e irraggiungibile Lidia ha subito un trauma celebrale che l’ha intrappolata nel corpo di una ragazzina con un’inclinazione sessuale molto spinta.

La bellezza

Solitudine, futuro sconosciuto che incombe, quel sovrapporsi, fondersi, sommarsi per formare un unico individuo forte, meno spaurito, leggermente meno, meno di chi. Di me, di te. Delle ragazze della botola, di Livia, si quel che resta di Livia tra i cespugli del giardino al piano terra della palazzina rosa del quartiere signorile.

La bellezza è effimera. Nemmeno quella di Lidia, così splendente, è riuscita a vincere sulle cose della vita. L’ossessione di Teresa, di Federica, di un’intera generazione passata – ma anche di quella presente – perde d’importanza per poi ritornare ad essere l’unica cosa importante. Nel romanzo si fa su e giù nei sentimenti di una donna ironica, che a cinquant’anni si prende gioco di sé e degli altri ma non rinnega il suo dolore, né lo sminuisce.

Conclusioni

Nei letti, sotto maschi eccitati, io vedo loro, tutti loro che non mi hanno amata, imprimendo sulla mia persona fragile un marchio. Dunque: non è di quei ragazzi, degli ex compagni di scuola, la colpa dell’infedeltà, di me che ho iniziato a tradire mio marito?

Siamo abituati a personaggi che si prendono molto sul serio. Siamo abituati a trattare con personaggi coi quali entriamo in sintonia, provando empatia per il loro dolore e la loro gioia. Teresa Ciabatti ha stravolto un po’ questa idea del romanzo moderno, con un tocco nudo e crudo molto piacevole.

Dopotutto la cosa più importante del libro è quello che ci rimane dei protagonisti e qui sia Teresa, sia Federica, sia Livia ci lasciano un bel graffio.

Claudia Neri

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