Olio di mandorle - Racconto Erotico di Claudia Neri - Parole Mute

Olio di mandorle

olio

Questo racconto è il continuo di Cuba ed è la quarta parte di Girati

Entro nella stanza e subito l’odore dell’olio di mandorle e la musica rilassante mi avvolgono. Fa caldo. Jamal mi dà le spalle, sa che sono io. Si volta con un sorriso cordiale. Anche il suo sorriso è rilassante. Ha gli occhi neri profondi circondati da un alone che li fa sembrare truccati. Il naso, un po’ adunco, segue il profilo di un viso sottile, il mento affusolato. Quando non sorride ha un volto quasi anonimo, ma è il suo sorriso che mi ha convinto a incontrarlo.

Ieri sera ci siamo visti in un locale, mi ha guardato da lontano, mi ha sorriso e mi ha offerto da bere. Non abbiamo parlato, non si è avvicinato per tutta la sera e io ho fatto lo stesso. Poi, intorno alle due, prima di andare via mi ha lasciato un biglietto e mi ha salutato con un bacio sulla guancia e quel sorriso un’altra volta. Non mi era mai successo.

Il biglietto conteneva il nome e l’indirizzo di un centro massaggi, il suo nome, Jamal, e il numero di telefono. C’era scritto: “Domani, quando vuoi, tra le mie mani”. La calligrafia sbilenca, un po’ scambiata perché scritta a matita.

Nella stanza accogliente e calda Jamal si avvicina, si accarezza le mani e me ne porge una: “Piacere Jamal. Sono contento che tu sia venuta”.
“Cassandra.” Sorrido anch’io e gli stringo la mano dalle dita grandi, scure, calde.
“Accomodati sul lettino a pancia sotto. Lì c’è lo slip. Per favore togli tutti i gioielli che indossi. Io torno tra qualche minuto.”
Mentre parla continua a stringermi la mano, mentre con l’altra indica le cose. È strano con questo camice bianco, i capelli legati col codino, così professionale.

 Appena apre la porta noto che nella stanza c’è un leggero fumo opaco dato dalle candele profumate e forse da qualche altra cosa. Tutta l’atmosfera mi sa di oriente, come un harem fatato. La luce soffusa, l’odore, la musica, l’arredamento.

Mi spoglio e mi stendo sul lettino. È largo, morbido e comodo. Aspetto Jamal. Lui entra senza fare rumore. Lo sento mentre si posiziona accanto a me, il suo respiro lento e profondo mi contagia. Quando le mani mi toccano il polpaccio sono calde e ricoperte di olio. Comincia a massaggiarmi la gamba, arriva al piede, sale fino alla coscia.

 Le sue mani sono delicate ma hanno un tocco deciso e forte, sento i suoi pollici premere in punti scelti che quasi sussulto di piacere. Sono tentata di guardarlo, per gustare con tutti e cinque i sensi quella esperienza ma mi trattengo e lo lascio fare, aspettando.

Jamal inizia a massaggiarmi la schiena partendo dal centro, le sue mani salgono al collo, poi alle spalle, le braccia e le mani fino alla punta delle dita. Le sue dita umide che incrociano le mie sono come una lingua che le sfiora. Mi eccito.

Quando ritorna in fondo alla schiena sento che il suo respiro si è fatto più profondo, ma più corto. Inizia a massaggiarmi le natiche lentamente poi sempre con più forza, stringendo e poi premendo. Afferra lo slip di carta e lo strappa, lo sfila da sotto al mio corpo con delicatezza.

Mi massaggia sotto le natiche e lentamente coi pollici si avvicina alle mie labbra. Quando comincia a toccarmi ho un sussulto. Lui mi appoggia una mano calda sul fondoschiena e mi spinge contro il materassino.

Mi tocca piano e le mie gambe si contraggono a scatti, Jamal continua a massaggiarmi prima coi pollici e poi con le altre dita intorno alle labbra. Io mi sto bagnando e fremo perché lui entri. Quando decide di farlo mi infila il pollice nell’ano e l’indice e il medio dentro e io emetto un gemito più forte. Quando cerco di girarmi con la testa lui si avvicina e con l’altra mano mi tiene ferma.

“Shhh, lasciami fare.” Mi sussurra all’orecchio e intanto si muove dentro di me. L’odore, le sue dita calde, il mio corpo pieno di olio mi eccitano da morire e io vorrei baciarlo, divorarlo, farlo mio.

Ma Jamal ha deciso per me e quando apro gli occhi vedo che è ancora vestito, perfettamente calmo.

Entra con le dita sempre più dentro e spinge con una mano dentro di me mentre con l’altra mi preme sulla schiena e sul collo. Brividi mi corrono lungo la schiena mentre gemo e chiamo il suo nome, perché voglio vedere, voglio godere, voglio lui dentro di me. Aspetta che io venga e questa volta non mi dice di tacere né mi trattiene, lascia che io guardi e mi giri mentre gli stringo la mano che prima mi tratteneva.

A quel punto, mentre io ancora ansimo, lui si mette di fronte al lettino, davanti a me. Mentre lo guardo dal basso verso l’alto lui si lecca le dita della mano che aveva dentro di me e poi me la porge. La lecco anch’io e quando ho finito lui si sfila i vestiti. Il camice cade a terra, resta nudo davanti a me.

Prendo il suo sesso in bocca e guardo il suo viso cambiare espressione. Lo muove piano dentro la mia bocca, mi tiene la testa e geme fino a che non dice “Girati”.

Mi metto supina e vedo Jamal che torna con in mano una boccetta. Fa scorrere l’olio sul mio seno e inizia a massaggiarlo mentre io riprendo il suo sesso tra le labbra. Mi eccita la sua carnagione bruna sulla mia pelle chiara, mi piacciono le sue mani grandi che mi afferrano seno e fianchi.

Mi tocca i capezzoli e me li stringe fino a farmi male. Vedo Jamal avvicinarsi dal fondo del lettino, versa l’olio restante sul mio ombelico e lo lascia scorrere fino in mezzo alle cosce.

Le sue mani mi aprono le gambe e lui resta a fissare la goccia d’olio che scorre giù, fino in fondo.

Lui guarda le mie labbra, io guardo le sue e aspetto che mi penetri. Quando Jamal lo fa lo sento tutto. Le sue mani mi stringono la testa e finalmente si china a baciarmi.

Le sue labbra sono morbide e lui ha un profumo di vaniglia, che si mischia con quello di mandorle dell’olio. Mi bacia tutta la faccia, le labbra, gli occhi, le orecchie, il collo.

È pensate sopra di me ma mi piace. Si muove morbido e sinuoso mentre io godo sotto di lui. Mi succhia il seno, mi solleva la coscia e mi mantiene la caviglia ferma. Vedo i muscoli del suo braccio tendersi, una ciocca di capelli gli cade dal codino e mi sfiora il volto.

“Vieni” mi dice e spinge più forte. Si muove con frenesia e mi afferra il volto mentre io guardo dove lui mi consuma. Quando vengo, Jamal mi morde il collo e mentre gemo sento anche lui fremere. Si libera dentro di me.

Un attimo dopo i suoi muscoli tesi si rilassano, la sua mano lascia la mia caviglia e l’altra mi accarezza il viso. Si stende accanto a me e mi guarda. Io ho gli occhi chiusi ma so che mi sta guardando. Mi volto verso di lui.
Penso che abbiamo fatto sesso ma ci siamo scambiati poco più di dieci parole. Sorrido.
“Perché ridi?” chiede. Glielo dico. Sorride e risponde: “Perché, c’è bisogno di parole?”. Faccio di no con la testa e lui mi accarezza i capelli. “Quando torni?” dice. Io gli rivolgo uno sguardo interrogativo. Lui mi accarezza con l’indice il collo, poi passa in mezzo al seno, finisce all’ombelico e si ferma al pube. “Abbiamo fatto metà massaggio, manca la parte davanti.” E sorride. Sorrido anch’io. “Presto” gli rispondo.

Claudia Neri