Resto qui ~ Marco Balzano ~ Recensione di Claudia Neri

Resto qui – Marco Balzano – Analisi e recensione

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Resto qui è un romanzo di Marco Balzano, pubblicato nel 2018. Il romanzo è stato tradotto o è in corso di traduzione in Francia, Germania, Spagna, Olanda, Regno Unito, Lituania, Israele, Cina, Stati Uniti, Islanda.

Per la sua realizzazione, Balzano racconta di essere stato ispirato dalla vista del campanile che ancora oggi emerge dal Lago di Resia e che una meta turistica molto particolare del Sud Tirolo. Quando io ho visto il libro per la prima volta non avrei mai pensato che la copertina fosse una fotografia reale e che dietro potesse avere una storia tanto triste.

Come Le otto montagne di Paolo Cognetti, anche questo romanzo ha come protagoniste la montagna e anche la solitudine, ma con un significato diverso rispetto a quello di Cognetti.

Ci avessero domandato quel giorno qual era il nostro desiderio più grande, avremmo risposto che era continuare a vivere a Curon, in quel paese senza possibilità da dove i giovani erano scappati e tanti soldati non erano più tornati. Senza voler sapere niente del futuro e senza nessun’altra certezza. Solo restare.

Il romanzo racconta la vita in una terra di confine come l’Alto Adige durante il ventennio fascista e negli anni del dopoguerra. Precisamente ci troviamo a Curon e Resia. Se andate a guardare queste due località sulla mappa vi renderete conto che sì, sono italiane, ma si trovano tra Austria e Svizzera, in un angolo di confine davvero particolare.

Nel periodo storico fascista la politica nazionale italiana portava ad italianizzare persino i nomi dei paesi, delle strade, e persino le scritte sulle lapidi dei defunti, arrivando anche a cacciare gli insegnanti tedeschi dalle scuole del luogo rimpiazzandoli con italiani quasi analfabeti. Tutta la popolazione del Sud Tirolo parlava tedesco e non aveva idea di cosa fosse l’italiano. La repressione fascista della cultura di queste minoranze ha messo in difficoltà diversi paesi, dando il via a una crisi sociale irrisolvibile.

Resto qui: Trina

Il romanzo non racconta una storia vera, o almeno non documentata. Ma quella di Trina è una vita che si colloca perfettamente nel contesto storico in cui si ambienta il romanzo.

Trina è una maestra di scuola che sa parlare anche italiano, a differenza dei suoi compaesani. Quando viene vietato l’insegnamento della lingua tedesca, lei inizierà a insegnare nelle tante scuole clandestine supportate dalla chiesa locale che accolgono i bambini che vogliono imparare il tedesco.

L’autore Marco Balzano

Trina in questa fase è ancora quasi una bambina, non sa ancora quante rotture la sua anima dovrà sopportare. E la prima arriva con l’arresto e l’esilio in Sicilia della sua amica Barbara, scoperta e arrestata in una delle aule.

Resto qui: la guerra

Il governo Mussolini porterà una ventata di cambiamento in Italia, travolgendo tutto ciò che incontra sulla sua strada e abbattendo ogni intralcio con violenza. Questo è quello che succede a Curon con l’annuncio del progetto della Diga che sommergerà il paese.

Gli abitanti isolati dal mondo, da sempre contadini ignoranti, incapaci di capire gli annunci in italiano non si preoccupano per le loro case e per le loro vite. Ma Trina sì.

A questo punto della sua vita è sposata con Erich. Balzano ce lo presenta come il ragazzo «col cappello abbassato sulla fronte e la sigaretta al lato della bocca», le mani nodose, orfano, ottimo lavoratore ma povero. Erich è il simbolo concreto della Resistenza e delle radici. Egli, che «la vedeva come un fiume, la vita», fa di Trina una madre. Lei, che voleva andar via da Curon, a un tratto a Curon ha tutta la propria vita. Il maso, la sua casa, i suoi genitori e i suoi figli. La sua vita sarà stravolta dal loro arrivo, mentre i pericoli più grandi prendono forma fuori.

Il campanile di Curon nel Lago di Resia

Con l’arrivo della guerra tutti si dimenticano della diga, sperando sia un progetto abbandonato. Inizia la Resistenza. Il figlio di Trina si arruola coi tedeschi, lei e Erich sono costretti a fuggire sulle montagne, come disertori. Fame, freddo, dolore e morte entrano nelle loro vite e le cambiano per sempre. Trina vuole fuggire, andare altrove, non tornare a Curon dopo la guerra, ma Erich insiste. Erich vuole restare, non vede altra vita altrove. Nemmeno dopo la guerra quando a Curon non ci sono più di duecento persone, i giovani sono morti o sono andati via. Curon e Resia sono due piccole terre fantasma in cui restano alcuni masi, una chiesa e un campanile, un cimitero e gli animali.

Perché vuoi stare qui se rimarremo senza lavoro, se non potremo più parlare tedesco, se distruggeranno il paese?
Perché qui ci sono nato, Trina. Ci sono nati mio padre e mia madre, ci sei nata tu, ci sono nati i miei figli. Se ce ne andremo avranno vinto loro.

Resto qui: i temi

Le parole possono essere un’arma? Probabile. Ma è difficile stabilire il valore delle parole, quando si parlano lingue diverse. Ed è questo che succede a Curon. Erich all’inizio è quasi l’unico a capire il pericolo della diga per tutto il paese, nessuno lo segue, nessuno protesta con lui. Ogni giorno nuove ruspe scavano, ogni giorno Erich va oltre il pascolo delle sue mucche per guardarle e sentirsi portare via un pezzo di sé.

Non so come fosse possibile, ma se mi metteva il foglio davanti le parole mi uscivano da sole. Davano corpo alla rabbia che non sapevo di avere.

Tutte le parole di Trina al vescovo, al papa, al ministro, al presidente del Consiglio, ai sindaci dei paesi vicini non serviranno a molto e ogni cosa dopo la guerra riprende il suo corso inesorabile.

L’autore Marco Balzano

Diventa una vertigine, il dolore. Qualcosa di familiare e nello stesso tempo di clandestino, di cui non si parla mai.

La solitudine e la delusione sono altri due temi strettamente correlati nel romanzo. Gli affetti e gli eventi carnali sono coperti da un’ombra, una foschia costante che li rende freddi.

Anche il dolore ha un velo gelido a ricoprilo, come se quello che si sente lassù fosse diverso da ciò che possono sentire tutti gli altri. A Curon c’è stato un altro Fascismo, un’altra guerra, un’altra sconfitta.

Si muore solo per la stanchezza. La stanchezza che ci danno gli altri, che ci diamo noi stessi, che ci danno le nostre idee. […] Non era più niente di quello che voleva essere e la vita, quando non la riconosci, ti stanca in fretta. Non ti basta nemmeno Dio.

Resto qui: lo stile

Resto qui di Marco Balzano è un romanzo dalla prosa essenziale, che non fa uso di inutili metafore, ma che va diritto al cuore nel descrivere fatti, situazioni, sentimenti. Anche l’amore, come l’odio e il dolore, sono sussurrati, non urlati, ma non per questo meno forti. Personaggi veri, pur nella loro fittizia creazione artistica. Questo libro è troppo breve per contenere tutto ciò che contiene. Mi ha lasciato un senso di incompletezza, come se mancasse qualcosa. È già pieno ma avrebbe potuto esserlo ancora di più.

Il suggestivo Lago di Resia innevato

La domenica siamo andati a sederci sulle panche della chiesa per l’ultima messa. Sono venuti a tenerla decine di preti da tutto il Trentino […] È stata una messa che non ho ascoltato. Troppo presa a conciliare l’inconciliabile: Dio con l’incuria, Dio con l’indifferenza, Dio con la miseria della gente di Curon […] Nemmeno la croce di Cristo si conciliava coi miei pensieri, perché io continuo a credere che non valga la pena morire sulla croce, ma è meglio nascondersi, farsi tartarughe e ritirare la testa nel guscio per non guardare l’orrore che c’è fuori.

Claudia Neri

Leggi il mio Romanzo Inno Selvaggio

Te la sei persa? Leggi la recensione di Le otto montagne qui

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