Due vite ~ Emanuele Trevi ~ Recensione di Claudia Neri

due vite- emanule trevi – Analisi e recensione

copertina due vite

Due vite è un romanzo di Emanuele Trevi pubblicato da Neri Pozza e finalista della LXXV edizione del Premio Strega, ovvero quella del 2021. Il libro, di appena 125 pagine, racconta la vita di due amici dello scrittore, Rocco Carbone e Pia Pera, scomparsi prematuramente. I tre hanno vissuto parecchie avventure insieme e Trevi ripercorre alcuni tratti salienti della loro amicizia, condivisi oppure soltanto pensati.

Da lettrice mi sono sentita come una spia nella vita di queste anime, nei loro momenti di pura giovinezza e quotidianità.

È probabile che Emanuele Trevi stesse pensando a questo romanzo da lungo tempo. Quando dobbiamo parlare di due amici, della verità, della morte prematura, dell’assurdità della scomparsa, tutto è più difficile. Perché gli altri non hanno vissuto le nostre esperienze e da scrittori ci preoccupiamo sempre che possano non capire. Ma questo Trevi lo sa ed è dall’inizio che specifica i come e i perché della sua scelta.

La scrittura è un mezzo singolarmente buono per evocare i morti. Consiglio a chiunque abbia nostalgia di qualcuno di fare lo stesso: non pensarlo ma scriverne

L’autore Emanuele Trevi

Un anno fa, in un’intervista pubblicata sul Tascabile, Trevi disse che la letteratura, a differenza della filosofia o della scienza, è una ricerca della verità pigra, che non tende all’universale ma si concentra sul particolare, sulla singolarità.

 La letteratura deriva la sua stessa ragion d’essere dal rifiuto di ogni generalizzazione: è sempre la storia di quella persona, murata nella sua unicità, artefice e prigioniera della sua singolarità.

Ed è questo che Trevi fa, ci accompagna nella vita di due persone scomparse che rivivono nelle sue parole i loro momenti migliori e peggiori, e anche alcuni momenti insignificanti. Ma anche la banalità delle cose acquista rilevanza se paragonata al tutto, alla storia, alla verità.

Due vite: Rocco e Pia

Questo è proprio ciò che definiamo lo spirito, ovvero la possibilità che la nostra esistenza, che trascorre tutta intera nella carne e nei suoi bisogni, possieda anche un’ombra, una quintessenza che la porti fuori da sé stessa. Perché noi viviamo due vite, entrambe destinate a finire: la prima è la vita fisica, fatta di sangue e respiro, la seconda è quella che si svolge nella mente di chi ci ha voluto bene.

Mentre leggevo Due vite ho immaginato spesso Trevi a sistemare documenti e fotografie scattate chissà quando assieme a Rocco Carbone e Pia Pera. Lo immagino facilmente circondato di scatoloni e dei libri editi degli amici ripercorrere le loro vite e tutta quella vita che non è stata, che a loro è stata negata.

Gli amici

Rocco è “una di quelle persone destinate ad assomigliare, sempre più con l’andare del tempo, al proprio nome.” Rigido, ostinato, deluso dalla vita. Trevi ne descrive genialità e ossessione, la conoscenza semiologica infinita e l’anima oscura, solitaria, recalcitrante alla vita. Rocco è stato un individuo incapace di essere felice.

Se l’anatomia umana glielo avesse consentito, si sarebbe spesso e volentieri lucidato le ossa e i nervi con uno spazzolino di ferro.

Pia invece, è tutta un’altra cosa. È una brillante scrittrice, esploratrice, traduttrice dal russo e amante del racconto erotico. Tanto che dopo aver letto due Due vite ho comprato il suo libro La bellezza dell’asino. È una donna ironica, piena di vita e di entusiasmo. Pia è “una specie di Mary Poppins all’incontrario, dotata di pericolose riserve di incoerenza e suscettibilità.”

Certo, Pia era sfrontata. Ma era anche timida, sicuramente. Come è possibile che conteniamo in noi tante cose così disarmoniche e spaiate, manco fossimo vecchi cassetti dove le cose si accumulano alla rinfusa, senza un criterio?

Lo stile

Trevi scrive in una maniera meravigliosa e impeccabile. La sua prosa è poetica, raffinata, mai banale o scontata. Poche parole ma giuste. Niente è fuori posto in questo romanzo.

Le parole possiedono una forza espressiva capace di risvegliare immagini, suoni e odori in sequenze veloci e continue.

Pia Pera

La tragedia delle due morti ha lasciato un segno che lo scrittore trasferisce a noi in questo libro. La morte assurda di Rocco e quella dolorosa e lunga di Pia sono cicatrici aperte che ancora sanguinano perché non hanno spiegazione né giustizia. Il romanzo è un addio gentile, una mano che accompagna sulla barca di Caronte due amici affinché non si sentano soli nel loro ultimo viaggio.

Un viaggio inatteso per Rocco, rassegnato per Pia.

Che cos’è un incidente? Senza alcun dubbio, qualcosa di refrattario a ogni forma di racconto. Libero dal vincolo della necessità, gratuito, imprevedibile, accade on smettendo però di ricordarci ce poteva benissimo non accadere. È la punta dell’ago che fa scoppiare in un attimo il pretenzioso palloncino gonfiato della vita: con tutte le sue stagioni, i suoi faticosi processi di apprendimento e adattamento. Puro nonsense.

Il limite di Due Vite

Più ti avvicini a un individuo, più assomiglia a un quadro impressionista, o a un muro scorticato dal tempo e dalle intemperie: diventa insomma un coagulo di macchie insensate, di grumi, di tracce indecifrabili. Ti allontani, viceversa, e quello stesso individuo comincia ad assomigliare troppo agli altri. L’unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti è cercare la distanza giusta che è lo stile dell’unicità.

C’è qualcosa in questa scrittura meravigliosa che era assente. “Scrivere di una persona reale e scrivere di un personaggio immaginato alla fine dei conti è la stessa cosa: bisogna ottenere il massimo dell’immaginazione da chi legge usando il poco che il linguaggio ci offre.” ci dice Trevi alla fine.

Rocco Carbone

Io ho sentito una distanza tra me e i personaggi mentre leggevo. Sono riuscita a entrare nel linguaggio ma non nella storia. Le parole erano troppo belle per quello che stavano descrivendo e io mi sono sentita messa da parte.

Mi aspettavo un impatto emotivo del tutto diverso da un racconto della vita e della morte di due amici con all’interno temi come la giovinezza, l’arte, il male di vivere, la malattia, la morte. Avrei voluto sentire di più quella perdita invece che considerare ancora ora Pia e Rocco due sconosciuti ben narrati.

Le corde della mia anima sono rimaste dietro uno specchio, non hanno vibrato.

I finalisti del Premio Strega 2021 (Emanuele Trevi è il secondo da sinistra)

Non so se consiglierei questo romanzo, la scrittura di Trevi mi piace così tanto che vorrei leggere altro, ma questa delusione un po’ mi blocca.

Vi lascio, cari lettori, con un’ultima bellissima citazione.

Dal più minuscolo composto di molecole alle mostruose grandezze dell’universo, è sempre l’impossibile che genera il possibile, questo è il marchio indelebile, il difetto di fabbrica della nostra esistenza, e nessuno può evitare di farci i conti, di scontare nel suo limitato orizzonte la pena decretata dalla legge universale.

Claudia Neri

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