Trecce - Racconto Erotico di Claudia Neri - Parole Mute

Trecce

trecce

Quando ci siamo incontrati sulla terrazza Belvedere al compleanno di Cristian quasi non ci siamo salutati. Io ero legata a Cristian che quella sera voleva tenermi per sé, ebbro di alcol e meraviglia. Tu eri impegnato a parlare con un gruppo di amici a me sconosciuti.

Da quella volta nella limousine di Dubai è come rinato qualcosa. Non ci scriviamo né sentiamo per settimane ma è come se tutto fosse un’attesa. Io lo sento e so che lo senti anche tu.

Quando mi alzo dal letto sono le undici passate. Oggi è domenica e non ho niente di particolare da fare se non rilassarmi dopo un’estenuante settimana di lavoro. Mi preparo un caffè e mi metto sul divano, dove quasi immediatamente ti scrivo un messaggio.

Ehi, che fai?”. Mi aspetto già che tu sia da qualche parte del mondo a qualche conferenza quando invece mi rispondi: “Casa a Milano. Risorgo dopo stanotte. Tu?”. Sorrido immaginando quello che hai fatto stanotte, ma non te lo chiedo. Dico invece “Risorgi in 3 ore o servono 3 giorni?”. Mi mandi una foto in cui stai fumando una canna con scritto “Bastano 30 minuti”.

A quel punto ti chiedo di portarne un po’ anche a me e il patto è che io ti faccia trovare il caffè e il tuo cornetto preferito di Milano, che è quello del bar sotto casa mia. Mi faccio una doccia. Poi metto qualcosa addosso e asciugo i capelli. Quando mi guardo allo specchio la mia chioma bionda è tutt’altro che ordinata. Dopo vari tentativi di sgonfiarla faccio due trecce che partono dal centro della testa e le lego con due elastici, uno viola e uno rosa. Sorrido di me stessa guardandomi allo specchio, è un’acconciatura insolita per me. Poi mi allontano per mettere su il caffè.

Dopo aver aperto la porta mi scosto per lasciarti passare. Bei capelli, mi dici sorridente. Comunque meglio dei tuoi, ribatto. E in effetti i tuoi sono totalmente scompigliati, una parte ti cade sugli occhi. Sembra che ti sia piovuto in testa. Alla fine i cornetti li hai presi tu insieme a una bottiglia di vino. È già mezzogiorno e non penso tu abbia impegni per pranzo, mi dici quando guardo la busta che la contiene.  

È la prima volta che entri a casa mia e mi fa un effetto strano, mi sento quasi un’adolescente e ho una strana eccitazione addosso.

Facciamo colazione coi tuoi cornetti e il mio caffè seduti sul divano dov’ero prima che arrivassi. Fai una canna, ce la passiamo chiacchierando del più e del meno. Siamo affacciati al balcone e guardi di sotto. Mi dici che ti piace la vista. Siamo piuttosto in alto ma non è granché, rispondo io. Posi la cicca nel posacenere grigio e ti avvicini di un passo.

Mi tocchi le trecce con le mani, giri intorno alle punte dei capelli con gli indici disegnando delle spirali. Io ti guardo.

Che c’è? Dico.
Alla fine sono sexy, queste treccine, dici.

Hai gli occhi arrossati, sono chiari e si vede subito quando fumi. Il tuo bacio sa della crema del cornetto mista ad erba. Io immagino di avere lo stesso sapore. In pochi secondi il tuo corpo mi preme contro il muro, le tue mani sono sui miei fianchi mentre la tua bocca esplora le mie labbra, i miei denti, le guance e il collo.

Gemo quando mi bagni il collo di saliva e ti stringo la testa con la mano. Tu mi infili due dita in bocca e premi più forte contro di me. Sento il tuo sesso sulla mia coscia. Un attimo dopo lo afferro e lo stringo. Hai uno spasmo quando stringo troppo forte, la tua faccia risale e i tuoi occhi si piantano nei miei.

Striscio sul muro indietreggiando ed entriamo in casa. Le tue mani mi hanno già tolto la maglietta e hanno trovato il mio seno, turgido e caldo. Tolgo anche la tua maglia già sgualcita.

La prima cosa che troviamo è il tavolo del soggiorno. Non ho il tempo di guardarlo che già ci sono sopra. Il vetro sotto di me è freddo. Mi sfili il pantaloncino e scopri con piacere che non porto le mutandine. Sono già nuda.

Ti inginocchi davanti al tavolo e mi apri le cosce, la tua lingua mi disegna i contorni dall’esterno verso l’interno, finisce sempre più dentro. Mi piace quello che stai facendo, ti afferro la testa, tu alzi gli occhi, voglio rifarlo. Mi assecondi iniziando a mordermi le cosce, prima la destra, poi la sinistra, poi la destra un po’ più vicino e così via.

Resto a guardarti e a godere fino a che non ti chiudo le cosce intorno alla testa. Provo una strana libidine a vederti soffocare tra le mie cosce, così intrappolato in mezzo al piacere.

Quando ti alzi i capelli stanno peggio di prima. Sorrido e ti tiro verso di me. Ti bacio, sento il mio sapore. Ti succhio la lingua fino a che non lo sento più.

Mi avvinghio con le gambe a te e ti tiro giù i pantaloni facendoli scorrere con i piedi fino ai polpacci. Prendo il tuo sesso in mano e comincio a giocarci. Dopo un minuto i ruoli si sono invertiti. Tu sei seduto sul tavolo e io mi inginocchio per prendertelo in bocca.

Mi arriva fino e dentro la gola e le lacrime escono incontrollate quando spingo avanti e indietro. Tu godi, lo vedo mentre ti guardo e ti lecco dappertutto.

Lo afferro con le mani e la mia bocca di sposta più giù. Bagno tutto di te mentre le tue mani mi tengono la testa, mi scombinano le trecce. Te lo sto succhiando quando mi infilo una mano tra le cosce, dove trovo il clitoride già gonfio e le labbra umide.

Appena vedi la mia mano muoversi mi afferri per la treccia destra e mi costringi ad alzarmi. Senza dire niente mi volti e mi spingi contro il tavolo. Il vetro gelido è come una lama che mi penetra nella pancia, mentre tu mi stuzzichi da dietro.

Lo muovi su e giù, tra le mie cosce, tra le mie labbra, tra le mie pacche. Mi stendo sul tavolo per aprirti le gambe in faccia. Mi infili dentro due dita e io gemo di piacere quasi urlando. Sento il tuo corpo caldo che si appoggia sul mio mentre entri sempre più dentro. Il tuo fiato sul collo si trasforma in una lingua che mi cerca la bocca.

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Mi penetri con forza e sono così bagnata che me lo sento scivolare dentro tutto. Il vetro trasparente del tavolo si riscalda in fretta. Sento le tue mani che mi stringono i fianchi, poi afferri le trecce quando non me lo aspetto e mi strattoni all’indietro.

Sento dolore ma un’eccitazione immensa mi riempie tutta e non riesco a resisterti, nemmeno quando sento che mi tiri i capelli. Ti sento ansimare sulla mia schiena e godo anch’io pensando a quanto stai godendo.

All’improvviso ti stendi su di me e la presa si allenta. Continui a sbattermi e la tua bocca raggiunge il mio collo, cerca la mia.

Ti bacio e le nostre lingue si mescolano un attimo prima che tu ti alzi per venirmi sul culo. Dalle natiche il tuo liquido scende lentamente tra le mie cosce, lo sento farmi il solletico.

Resto immobile mentre tu torni con qualcosa per asciugarmi, poi mi alzo e ti guardo. Sei nudo, in piedi di fronte a me e mi stai fissando con il panno da cucina tra le dita.

Che c’è? dico.
Mi guardi da capo a piedi con un sorriso strano.
Mi piaci, dici. Sorrido, forse arrossisco.
Be’ menomale, rispondo senza guardarti.

Ti avvicini e mi metti una mano sul mento, mi alzi il viso verso di te. Ho le sopracciglia aggrottate quando incontro i tuoi occhi. Mi baci piano, espirando la tua aria dentro di me. Io mi lascio baciare, ricambio, mi eccito ancora, aspetto.

Senza staccarci dal bacio ho già messo le mie mani suoi tuoi fianchi per portarti in camera da letto. Il mio grosso letto ancora sfatto è più comodo del tavolo per fare tutto quello che ho voglia di farti.

Claudia Neri

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