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Tre piani – Eshkol Nevo – Recensione

Tre-Piani-Eshkol_Nevo

Tre piani è un romanzo di Eshkol Nevo pubblicato in Israele nel 2015 e in Italia nel 2017, edito da Neri Pozza. Dal libro è stato tratto il film di Nanni Moretti presentato al festival di Cannes quest’anno.

Il romanzo è ambientato a Tel Aviv, in una palazzina super borghese di tre piani. All’apparenza è un’abitazione normale con famiglie normali, ma la realtà, come spesso accade, è diversa. In ognuno dei tre piani prende vita la storia di una famiglia che scivola attraverso le scale del condominio e passa da un appartamento all’altro.

Eshkol Nevo racconta tre storie che incarnano le tre istanze freudiane di ES, IO e Super IO, e ci raccontano personaggi intensi e indimenticabili che combattono con le loro fragilità affrontandole in maniera diversa. Al primo piano abbiamo l’ES, al secondo piano l’Io e al terzo il Super io.

Tre piani: primo piano, ES

Cosa volevo, in fin dei conti? Proteggere le mie donne, difenderle. Garantire che nessuno facesse loro del male. Tutto quello che ho fatto, l’ho fatto per amore, mi credi?

Arnon, ufficiale in pensione e padre di due bambine è il protagonista del primo racconto di questo romanzo. Si sfoga in un monologo in una tavola calda con un vecchio amico. Costui viene interpellato poche volte per far uscire il lettore dalla dimensione del racconto e inserirlo in quella della “realtà”: “Ci spostiamo al tavolino più in là? Non vorrei che ci sentissero.”

La storia all’inizio è ambigua, non capiamo dove voglia andare a parare. Poi capiamo che trae origine dal sospetto che la figlia sia stata molestata sessualmente dal suo babysitter.

La coppia, infatti, affida spesso la bambina a una coppia di anziani coinquilini, due tedeschi distinti e molto istruiti, apparentemente per bene.

Ossessivamente alla ricerca di una conferma, a prescindere dall’evidenza dei fatti, Arnon a causa della sua gelosia per la figlia Ofri entra in conflitto con Ayelet (sua moglie) e perde ogni controllo, lasciandosi andare a comportamenti violenti e impulsivi, tra cui un atto di violenza su un anziano e un tradimento a sua moglie.

Tre piani: secondo piano, IO

A volte qualcosa dentro mi ordina, mi gridaː fa’ la cosa NON giustaǃ Fa’ la cosa NON giustaǃ Mi capisci? Mica tanto, eh? È normale che tu non capisca. Non capisco neanch’io. Neanche il barbagianni lo capisce.

Hani è una casalinga con due figli e un marito sempre lontano per lavoro, tanto da venir soprannominata dai vicini “la vedova”. Vive una vita arida di affetti e prospettive, e sempre meno ancorata alla realtà. Mette per iscritto tutte le sue ansie in una lettera destinata alla vecchia amica Neta che vive a Middletown, nella quale registra le trasformazioni avvenute da quando si è sposata ed ha avuto le due figlie, l’isolamento determinato dalla maternità, fino alle più recenti emozioni suscitate dall’irruzione nella sua grigia quotidianità del cognato Evatar, in fuga dai creditori.

Il terrore di Hani è quello di non saper più distinguere gli eventi reali da quelli immaginari e di finire con l’impazzire, come è successo alla madre. Evatar le farà vivere una breve – anche se intensa – avventura d’affetto, sostituendosi a suo fratello e regalando alla ragazza quell’amore quasi sacro di cui lei aveva bisogno.

Questo IO è tragicamente razionale: Hani è tentata e tentatrice, e non ha smesso di amare, nonostante la apparente aridità d’affetto. Rimaniamo incollati alle pagine col fiato sospeso aspettando un momento d’amore e un atto di gioia che tanto pensiamo che Hani meriti, dopo tanta solitudine.

Tre piani: terzo piano, SUPER IO

Tre settimane fa ho deciso di agire. Quante volte abbiamo osservato impazienti le folle radunate nelle piazze a gridare slogan condivisi anche da noi, ma il nostro incarico pubblico ci impediva di gridare con loro? Ora, dopo la pensione, la porta della gabbia è aperta. Allora perché, mi sono chiesta, resto dietro le sbarre?

Dovra, una giudice in pensione, dopo la morte del marito Michael (con il quale ha condiviso un felice e lungo matrimonio) lascia messaggi vocali sulla sua segreteria telefonica, continuando a informarlo di ciò che prova e le accade.

Apprendiamo che i due hanno perso un figlio, Arad, dopo che questi è andato via di casa perché i genitori non hanno esercitato la loro influenza “legale” (entrambi sono giudici) per salvarlo da una sentenza.

Dovra, dopo anni di assenza del figlio ribelle, si incolpa di non averlo più cercato, e di aver preferito il rapporto con il marito, il quale, dopo aver tentato per anni di correggere gli eccessi del figlio e di indirizzarlo sulla retta via l’aveva posta di fronte alla scelta: o lui, o me.

Dovra non sa che ci sarà una svolta inaspettata nella sua vita, che ha origine proprio dal primo evento scatenante della storia: lei che decide di partecipare a una manifestazione dopo aver visto in TV le proteste. Probabilmente questo evento richiama la protesta avvenuta a Tel Aviv nel 2011.

Considerazioni

Il romanzo è scritto magistralmente, e tocca tanti punti scoperti dell’animo umano. Il lettore riesce ad immedesimarsi in almeno un aspetto caratteriale di ogni personaggio e condivide con loro ansia, gioia e frustrazione.

I dialoghi-monologo sono profondi ma allo stesso tempo conditi di un’ironia genuina e sincera. L’autore riesce a trasportarci nelle storie con abilità, e alla fine abbiamo la sensazione di aver attraversato anche i nostri stessi ES, IO e Super IO, grazie alle esperienze dei protagonisti.

Forse è proprio per questo che ti scrivo. Perché ti ricordi della versione migliore di me. Mi basta scrivere il tuo nome in cima alla pagina per sentirmi un poco più pulita.

“Israelianità”

Amos Oz, David Grossman sono grandi nomi della letteratura israeliana che hanno portato all’attenzione mondiale una delicatezza e una profondità di analisi che io ritrovo sempre nelle loro penne. E adesso anche in quella di Nevo.

Molti critici hanno affermato che questo romanzo sia un po’ una metafora della società in israeliana: chiusa, sul chi va là, sempre timorosa di essere attaccata.

Sulle caratteristiche “israeliane” del romanzo si sofferma anche Marcela Sulak, facendo riferimento alla presenza in Tre piani di istituti e tradizioni peculiari di quel paese, come la leva obbligatoria e universale, i kibbutz, il sistema giudiziario, la forte centralità dei valori familiari, scandagliata negli aspetti oscuri della genitorialità, così come l’evocazione di eventi storiciː la Prima intifada o le proteste a Tel Aviv nel 2011.

Altre recensioni che ho letto mettono in rilievo la capacità di Nevo, attraverso le storie proposte in Tre Piani, di esplorare il tessuto sociale e culturale del suo paese, e di rappresentare, attraverso le vite dei tre inquilini, un ritratto ampio e complesso della società israeliana. In generale, pur non conoscendo la società in questione, mi sento di essere d’accordo con loro.

Conclusioni

Tre piani è uno dei romanzi migliori che ho letto quest’anno e sicuramente lo consiglio. La storia, per quanto semplice, nasconde tante meraviglie e tantissimi spunti di riflessione. Attraversiamo diversi stadi dell’animo umano e ce ne sentiamo coinvolti. In qualche modo, alla fine del romanzo, mi sono sentita più piena di vita e di forza di quando lo avevo iniziato.

Anche con i loro difetti, i personaggi mi hanno ispirato mi hanno dato una grande senso di appartenenza e familiarità. Nonostante non sia nelle mie abitudini, credo che leggerò un altro romanzo di questo autore (è davvero una cosa rarissima per me).

Piccola bio dell’autore Eshkol Nevo

Eshkol Nevo è nato a Gerusalemme nel 1971. Dopo un’infanzia trascorsa tra Israele e gli Stati Uniti ha completato gli studi a Tel Aviv e intrapreso una carriera di pubblicitario, abbandonata in seguito per dedicarsi alla letteratura. Oggi insegna scrittura creativa in numerose istituzioni. Oltre a Nostalgia (2014), in classifica per oltre sessanta settimane e vincitore nel 2005 del premio della Book Publisher’s Association e nel 2008 a Parigi del FFI-Raymond Wallier Prize (è il secondo libro che penso di comprare), per Neri Pozza ha pubblicato: La simmetria dei desideri (2010), Neuland (2012) e Soli e perduti (2015).


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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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