Vai al contenuto

La maga

Quando salgo sul palco sono eccitatissima. Era da tanto tempo che non avevo una platea così grande e così piena. Con il Covid e tutto il resto i teatri sono rimasti chiusi a lungo. E stasera è il nostro grande ritorno, e lo facciamo con una rappresentazione fantastica: il mito di Circe. 

Eccomi allora abbigliata come la maga, per interpretare la sua vita dopo l’esilio sull’isola di Eea, dove ella rimarrà confinata per tutta la vita, punita da suo padre Elio, il dio del Sole.

Si apre il sipario e lo spettacolo comincia, recito la mia parte, il pubblico è attento e tutti gli altri attori sono fantastici. Alla fine del primo atto mi allontano verso i camerini ed è lì che Lilia mi ferma, eccitata, mi segue saltellando mentre io mi asciugo il sudore dalla fronte. “È qui”, mi dice. “Chi?” chiedo ancora sconvolta, senza capire niente. “Sandro, il ragazzo della terrazza”. Ho un sussulto e mi blocco, la fisso negli occhi, lei si ferma e annuisce, sempre con gli occhi spalancati. “Sta nella terza fila di destra” aggiunge e fa un altro saltello.

Sandro, ci conosciamo appena eppure su quella terrazza sabato scorso qualcosa è scattato. C’era un tango, lo abbiamo ballato insieme, lo abbiamo fatto come se non avessimo mai fatto altro nella vita. Ci siamo rimasti impressi, lui si è stampato nella mia anima e nella mia pelle in un modo che non riesco a spiegarmi.

Tutta la settimana ci ho pensato ma non ho mai potuto dirglielo, ero troppo impegnata con le prove prima dello spettacolo: sono la protagonista, non posso sbagliare. Ma adesso so che anche lui ha sentito qualcosa sabato scorso. È venuto fin qui per vedermi, e adesso è lì seduto in mezzo al pubblico, che mi segue da dietro la mascherina e gli occhiali. Abbraccio Lilia e scarico la mia tensione su di lei. Corriamo verso il camerino dove devo cambiarmi, lei mi aiuta. Tolgo il vestito bianco sporco di finta erba e terra e indosso quello azzurro che devo avere quando giunge a Eea la nave di Ulisse. I costumi dei porci scorrono fuori la mia porta e vanno in direzione degli altri camerini. 

Lilia mi aiuta a prepararmi, la truccatrice mi aggiusta la faccia e mi illumina il petto, intanto la mia amica ha preparato la parrucca con una ingarbugliata pettinatura sulla testa e i capelli scuri sciolti che mi arriveranno alle caviglie.

Quando l’atto comincia i miei occhi lo cercano. Le luci sono forti ma sapendo che è lì lo riconosco. Lui mi sta fissando e i nostri occhi si incontrano per un istante. È come lo avevo immaginato: mascherina, occhiali, capelli corti tirati all’indietro, giacca e cravatta. Non distinguo i colori, ma so che è vestito di scuro.

Inizio a recitare, arrivano Ulisse e la sua nave con tutto l’equipaggio, trasformo in porci i suoi compagni e poi mi innamoro di lui. Ulisse non berrà il vino stregato della maga Circe e la convincerà a liberare i suoi compagni dall’incantesimo. Egli rimarrà con lei ad Eea diversi mesi prima di riprendere il largo per tornare ad Itaca. E sarà lì che concepiranno Telegono, il figlio che Ulisse non saprà di avere avuto con la bellissima maga.

Quando lo spettacolo finisce e il sipario si chiude tra gli applausi io sento un sollievo immenso, la troupe è felice, soddisfatta, ci abbracciamo e ci baciamo, ci commuoviamo di quanto sia andata bene, il pubblico era contento. Io porto ancora la parrucca lunga fino ai piedi, l’abito azzurro alla moda greca, tagliato sotto il petto e i sandali ai piedi. il trucco forse si è un po’ sciolto con le lacrime ma è fatto per resistere a luci e sudore, quindi so che somiglio ancora alla maga Circe.

Quando gli altri si ritirano nei camerini per cambiarsi Lilia mi fa cenno di guardare oltre il sipario verso la platea. So che c’è Sandro ad aspettarmi. Mi affaccio e lui sta lì. Si è tolto la mascherina perché ormai non c’è più nessuno e il suo viso glabro, liscio come quello di un ragazzino è bellissimo. Si sta pulendo gli occhiali quando io esco dalle quinte e sentendomi alza lo sguardo su di me. Ci sorridiamo. Ha i denti perfetti, il naso leggermente all’insù e un mento fine e allungato. I suoi tratti sono nordici però i suoi occhi sono scuri e profondi, nascosti da lunghissime ciglia nere.

“Sei stata bravissima, complimenti.”

“Grazie” arrossisco, “Sei venuto da solo?”

“Doveva esserci un amico, ma ha avuto un imprevisto.”

“Ti è piaciuto lo spettacolo?”

“Bellissimo! E io che pensavo che il teatro fosse noioso!”

“I greci sapevano come divertirsi molto meglio di noi.” Rispondo.

“Ho notato… riusciamo a bere qualcosa insieme dopo che…?” mi indica, facendomi capire che si riferisce al mio abbigliamento.

“Ah sì… Ma vieni, ti porto nel backstage se vuoi”

“Posso?!” dice con voce eccitata. Io annuisco sorridendo e mi volto indicandogli la strada. Incontriamo alcuni costumi di scena e qualche attore, io lo presento come un mio amico. Quando entra nel mio camerino Sandro sembra Pinocchio nel paese dei balocchi. Tocca le parrucche, i trucchi, i vestiti, mi fa domande su ogni dettaglio mentre io mi siedo allo specchio e inizio a struccarmi. Quando apro gli occhi lo sorprendo alle mie spalle che mi guarda dal riflesso. 

Gli sorrido e a quel punto lui prende tra le mani i miei capelli finti e facendolo mi sfiora la nuca. Risale con le dita sul mio collo e poi mi accarezza. Sento il sangue ribollirmi nelle vene e il viso diventarmi rosso

Lui sta sorridendo e aspetta che io mi volti verso di lui. Lo faccio e sento le sue mani scorrermi sul viso mentre si mette in ginocchio davanti a me. Mi scosta una ciocca dalla faccia e, a quel punto, mi bacia. Sento le sue labbra morbide contro le mie e la sua lingua calda infilarsi nella mia bocca. Le mie mani gli afferrano il volto e sento la morbidezza delle sue guance e gli occhiali sopra le orecchie. Lui se li toglie e li appoggia sul tavolino dove ci sono la mia spazzola e i miei trucchi. Mi guarda fisso negli occhi e mi penetra l’anima dicendomi quello che vuole fare. Mi si infiammano le viscere ancora prima che lui faccia un altro gesto. Sento le sue mani scendere dal mio viso al mio seno e scorrere sulla mia pancia. Mi attraversano i fianchi e scendono dalle cosce alle gambe, sempre da sopra al vestito di raso azzurro che porto addosso. Sandro arriva ai miei piedi nudi e afferra i lembi del vestito, io mi sposto sulla sedia così da stargli perfettamente di fronte. In ginocchio davanti a me solleva la gonna e mi bacia la pelle nuda: prima il ginocchio, poi la coscia, poi con la lingua arriva fino al pube, dove trova le mie mutandine. Mi afferra le natiche e mi fa scorrere sulla sedia, poi prende i fili di pizzo azzurro e li fa scorrere lentamente fino ai miei piedi. Mentre sto con le cosce aperte e il vestito alzato davanti a lui Sandro si toglie la giacca e la mette da parte, si allenta la cravatta e la sfila, senza mai togliere gli occhi da quello che c’è sotto il vestito, al di là del pizzo caduto delle mutandine azzurre.

La sua bocca mi raggiunge che sono già bagnata, sento il fuoco salirmi fino alle orecchie. La sua lingua si muove facendo disegni dentro di me, sulle mie labbra e in mezzo alle cosce. 

Godo mentre Sandro mi stringe le natiche e mi guarda. Mi sciolgo il vestito legato dietro al collo e mi alzo in piedi. Quello mi ricade sulle spalle e poi sul ventre nudo, mi scopre il seno e arriva ai miei piedi. Sandro mi guarda dal basso verso l’alto poi si mette in piedi e mi bacia. Mentre gli sciolgo la cintura sento il suo sesso eccitato sotto le mani. Lui mi lascia fare senza muoversi, tiene le mani lungo i fianchi e uno sguardo ipnotizzato sul mio corpo nudo. Sento i capelli della parrucca toccarmi la schiena e sfiorarmi le caviglie. 

Abbasso i pantaloni di Sandro, gli scopro il sesso e mi inginocchio davanti a lui. Lo sento fremere di piacere quando la mia bocca lo accoglie e poi lo guardo mentre si sbottona la camicia e lascia cadere anche quella. 

Mentre lo succhio lui gioca con la mia criniera nera, che sposta e muove e che usa per legarmi intorno al corpo. Mi afferra sotto il mento e mi tira su, mi bacia e poi mi spinge verso lo specchio. Mi siedo sul tavolino facendo rotolare cose a destra e sinistra. Sandro non aspetta più, mi penetra e mi spinge contro le luci e tutto quello che incontra. Io gemo e lo stringo a me con forza, le mie unghie afferrano la pelle della sua schiena e i nostri gemiti si fondono. Gli metto una mano sulla bocca e ricordo anche a me stessa che il teatro non è vuoto e le pareti sono sottili. Ridiamo e poi ricominciamo, cercando di fare più piano ma sempre sbattendo contro oggetti di scena che finiscono per terra.

Mentre mi stringe Sandro mi guarda e vedo le gocce di sudore scendergli sulla fronte, le ciocche di capelli scombinati che vanno dappertutto. Gli bacio le guance, il collo, gli occhi, sento sotto la mia lingua il sapore di ogni suo lembo di pelle.

Quando si stacca da me e mi fa voltare, so già cosa vuole. Afferra i capelli di Circe e me li avvolge attorno al collo. Mi penetra da dietro e mi tira la testa all’indietro usando le ciocche nere. Sento il sudore scorrermi sulla fronte e sulla schiena, Sandro mi lecca le piccole gocce dalle scapole fino al collo. Lo sento mentre ogni parte di me gode dentro di lui, con lui, e di lui.

Trattengo un gemito quando vengo mettendomi una mano sulla bocca e Sandro fa lo stesso, sfogando il suo piacere dentro la mia pelle. 

Quando mi risollevo la parrucca mi cade dalla testa e la mia treccia rossa mi ricade sulle spalle. Sandro mi attrae a sé e mi abbraccia, accarezzandomi la testa e sciogliendomi i capelli.

Ci guardiamo e guardiamo i vestiti sparsi per terra. I brillantini che avevo sul petto e sulle braccia ora sono anche su di lui. Sorridiamo e ci baciamo ancora. Ci stiamo stringendo quando sento bussare alla porta.

“Circe, guarda che qua ce ne dobbiamo andare!” sento dire a Lilia, con voce maliziosa.

“Arrivo, sono pronta!” dico senza pensarci. 

Ci vestiamo in fretta, quasi senza parlare, intontiti dalla situazione e dall’orgasmo. Ogni tanto ci guardiamo e ridiamo, come due adolescenti che hanno fatto una marachella.

“Alla fine meritavi anche tu il tuo Ulisse” mi dice Sandro mentre mi dà un bacio sulla guancia, io rido e lo spingo. Quando usciamo dal teatro siamo gli ultimi, tutte le altre luci sono spente. Mentre camminiamo per i corridoi semibui verso l’uscita mi sento ancora addosso lo spirito della maga semidea, figlia del sole, innamorata di un mortale e perdutamente coinvolta dalla passione del suo uomo.

Hai letto il mio ultimo racconto erotico “Tacco 12”? Puoi leggerlo qui!

Scopri qui il mio romanzo Inno Selvaggio 🔥

Articoli correlati
pizzo

Sauna – Racconto Erotico

Carlo infila due dita nella mia bocca e aspetta che io gliele lecchi e inumidisca abbastanza, poi le toglie e scende con la mano sul mio seno, pancia, ombelico fino al punto più alto del mio pube, gonfio per lui.

Continua la lettura »

Sipario

Il teatro è gremito di gente. Lo spettacolo sta per cominciare. Napoli aspetta quest’interpretazione da due anni e tutti gli appassionati sono pronti, finalmente, a

Continua la lettura »

Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

Naviga tra le categorie dei miei articoli