Tacco 12

Tacco_12

La terrazza è gremita di gente quando arriviamo. Sara mi accompagna sottobraccio e diversi occhi si voltano a guardare le nostre scollature. Lei ha un abito blu attillato e corto che mette in mostra le sue lunghissime gambe, i capelli biondi le cadono sulla schiena sciolti e voluminosi. Il mio vestito rosso mi arriva alla caviglia ma ha uno spacco molto profondo sulla coscia destra. Stasera ho raccolto i capelli e una coda nera oscilla a destra e a sinistra dietro la mia schiena quando cammino.

La festa in terrazza è stata organizzata dal capo di Sara per festeggiare Capodanno e quindi io non conosco quasi nessuno. C’è un lungo tavolo al centro pieno di ogni leccornia con delle enormi statue di ghiaccio al centro che rappresentano due donne. La musica da festa è piacevole e il DJ sembra divertirsi dietro la consolle. Sara mi dice che lo conosce ed è già ubriaco.

Quando lo vedo sta appoggiato a una colonna e sorseggia qualcosa di scuro da un bicchiere. Indossa uno smoking scuro, è alto, due ciuffi di capelli gli cadono sulle guance e porta la barba corta, ben curata. I nostri occhi si incontrano e lui alza il bicchiere. Ricambio il brindisi alzando il mio champagne con un sorriso. Sorride anche lui mostrandomi denti bianchi sotto le labbra carnose.

Chiedo a Sara se lo conosce e lei mi risponde che è il fratello del suo capo, quindi sa chi è ma non ci ha mai avuto a che fare. 

Quando scocca la mezzanotte sono un po’ brilla, guardiamo i fuochi d’artificio e da quest’altezza sono bellissimi. Abbracci e auguri volano a destra e sinistra e io lo cerco con gli occhi. Durante tutta la sera mentre bevevo o parlavo con altri, quando alzavo lo sguardo e c’era lui a fissarmi da qualche punto del terrazzo, sempre con gente diversa. 

Butto giù l’ultimo sorso del mio champagne e approfitto del fatto che sta al bar per avvicinarmi. Gli chiedo permesso per farmi passare e gli sorrido con un’alzata di sopracciglia. Lui mi guarda e ricambia, e l’amico con cui stava parlando si gira per abbracciare qualcuno. È qualche centimetro più alto di me anche se ho i tacchi.

“Ti offro qualcosa?” dico.

“Tu che prendi?”

“Un gin tonic.”

“Per me liscio.”

“Io sono Cassandra.”

“Luciano, piacere.”

Ordino al barista e mentre aspetto guardo Luciano. Devo avere un sorriso eloquente sulla faccia perché lui fa schioccare le labbra e sorride.

“Lavori anche tu qui?”. Con qui intende l’azienda ai piani inferiori.

“No, sono con un’amica che ci lavora.”

“Chi?”

“Sara.”

“Mmm… non la conosco. Io sono il fratello di Luca.”

“Auguri!” dico alzando il bicchiere. Brindiamo e butto giù un bel sorso di Gin tonic. Lui lo beve quasi tutto.

“Durerà poco così.” Luciano ride. Ci allontaniamo di qualche passo dal bar. Guardo il cielo pieno di fumo in cui ancora qualcuno lancia gli ultimi fuochi.

“Non è questo il piano più alto, lo sapevi?”

“Cosa? Davvero?” rispondo sorpresa e guardo il tetto dalla sala vuota da cui siamo “entrate” in terrazza.

“Ce n’è un altro sopra. Vuoi vederlo?”

Seguo Luciano dentro la sala semi buia e lui mi guida a una porta accanto all’ascensore, la apre e subito mi accoglie un odore acre. È buio. Luciano mi afferra la mano e mi dice di stare attenta a non cadere. Dopo due rampe di scale barcollando sento Luciano spingere un’altra porta e una folata di vento mi investe.

Quando usciamo sul terrazzo superiore noto che è più piccolo del sottostante. Io e Luciano ci guardiamo e iniziamo a ridere. Mi sento stranamente a mio agio con questo sconosciuto, la notte di Capodanno, nel bel mezzo di una festa. C’è qualcosa di rassicurante nei suoi occhi scuri e nel sorriso perfetto.

Mi affaccio al muretto che dà in basso e vedo che siamo qualche metro sopra tutti gli altri invitati. Cerco Sara e la vedo che brinda con un gruppo di colleghe, guardo il DJ, il bar, le statue di ghiaccio…

Quando mi volto Luciano è vicinissimo a me, mi prende una guancia con la mano e mi bacia. Ha la lingua caldissima rispetto alla mia fredda di ghiaccio. Mi bacia a lungo, io infilo una mano sotto la sua giacca e lo stringo a me. Lo sento eccitarsi sulla mia coscia, lui infila una mano nello spacco del vestito e mi afferra la natica destra. La stringe e mi tira a sé, mentre i suoi baci si fanno più violenti. Mi scosta la bretella del vestito e io resto nuda. Ho un attimo di esitazione ma lui mi sorride.

“Non c’è nessuno che conosce questo posto e non c’è un edificio più alto di questo. Tranquilla.”

Mi rilasso e gli prendo il volto tra le mani, lo porto alla mia bocca, al collo, al seno. Gemo piano anche se so che nessuno può sentirci. Lui mi bacia, mi morde, mi lecca ogni punto che riesce a raggiungere e poi risale fino alla bocca. 

Gli scosto la giacca e lui se la toglie, sciolgo la cravatta e slaccio la camicia per poter baciare il suo collo. Lo sento eccitarsi mentre mi stringe. La barba mi punge le guance e la bocca, i suoi capelli in disordine scompigliati sul viso mi eccitano ancora di più. Mentre gli slaccio la cintura Luciano mi stringe la coda e mi costringe a guardarlo. 

I nostri occhi si spogliano come i nostri corpi.

Mi inginocchio davanti a lui e lo prendo in bocca. Luciano geme e mi mantiene la coda con la mano per guidarmi avanti e indietro. Quando è abbastanza bagnato scendo più in basso con la lingua e lo guardo. I suoi occhi eccitati si incrociano coi miei, mi tira per i capelli e mi fa alzare in piedi. Mi bacia e questa volta è mia la bocca più calda. Quando appoggio la mano al suo ventre per prenderglielo mi dà una spinta e mi costringe a voltarmi. Con un piede appoggiato alla mia scarpa spinge il mio per allargarmi le gambe, il tacco striscia sul pavimento di cemento e io mi piego un po’ in avanti. Sento le sue mani percorrermi tutta la schiena e un brivido mi fa gemere di piacere. Mi afferra la coda e di cavallo e mi fa inclinare verso di lui fino a baciarlo.

Quando mi scosta il vestito resta qualche secondo a guardare il mio perizoma di pizzo rosso, lo sfiora con la mano libera e poi mi infila due dita dentro. Gemo tutte le volte che esce e rientra fino a che non sono completamente bagnata e gli afferro il polso. Allora lui toglie la mano e mi penetra. Resta fermo qualche secondo. Quando inizia a muoversi sento la sua mano umida di me che mi percorre il braccio fino al collo e poi entra nella mia bocca. Sento il mio sapore assieme al suo e godo ancora di più. Le mie gambe tremano per il piacere e per le spinte e le scarpe scivolano sul pavimento. Sento il suo membro entrare sempre più dentro e Luciano gemere fino a che mi dice “Sto venendo.”.

Mentre mi aggiusto la gonna lui si avvicina e mi tocca le braccia, le sfiora tirando su le bretelle del vestito. Mi tocca i seni per aggiustarli sotto la stoffa e mi fissa sorridendo. Senza smettere di guardarmi mi stringe a sé e mi aggiusta la gonna dietro, mi copre il sedere e poi lo stringe. Mi dà un bacio sulla bocca. Io allora gli chiudo la camicia, stringo la cravatta e metto in ordine il ciuffo.

“Mi sa che per la tua coda dovrai fare da sola.” Dice lui. Sorrido e mi tocco i capelli. Lui finisce di vestirsi e mi guarda.

“Mi sento un po’ adolescente. Di nuovo” dice.

“Anche io. È bello però.”

“Sì… che cos’altro fanno gli adolescenti?”

“Non lo so… si ubriacano?”

“Quello già fatto, no?” dice. Rido e ammetto di sì.

“Invitano le ragazzine a casa?”

“Mmm… quello forse no, almeno non a quest’ora.”

“E a che ora posso invitarti?”

Rido e abbasso lo sguardo. Sulla terrazza di sotto c’è meno gente di prima, ma è comunque abbastanza piena. Il DJ continua a suonare, non vedo Sara. Noto che la tavola è stata ripulita e sgombrata. Mi volto verso Luciano e dico:

“Quanto è lontana casa tua?”

Hai letto il mio ultimo racconto erotico “Rosso”? Puoi leggerlo qui!

Scopri chi sono

Sono nata a Napoli nel 1996. Leggo da quando aveva otto anni e ho finito il mio primo romanzo fantasy (ancora inedito) a 15 anni. Nel 2017 ho pubblicato la sua prima raccolta di racconti dedicata ai peccati capitali col titolo Inno Selvaggio. Il libro tratta i peccati in maniera allegorica (ad esempio Gola è un racconto di guerra in cui “il governo divora gli uomini”, Ira è la rabbia adolescenziale e ha come protagonisti ragazzini tossicodipendenti)

Articoli correlati
Rosso-racconto-erotico

Rosso

La riunione finisce tardi, l’ufficio è vuoto, e non mi sorprenderebbe se lo fosse tutto l’edificio. Il redattore del giornale ha voluto che ci fossimo

Continua la lettura »
trecce

Trecce

Mi tocchi le trecce con le mani, giri intorno alle punte dei capelli con gli indici disegnando delle spirali. Io ti guardo.

Continua la lettura »
erotico

Caccia

Mi sento esplodere dentro le viscere perché so che quello che vorrei farti è più di quello che si può umanamente fare.

Continua la lettura »

Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”