I Miserabili di Victor Hugo è uno di quei libri che molti conoscono e dicono di avere letto, MENTENDO. Si trova in tutte le collezioni dei classici, accanto a David Copperfield (di cui vi ho parlato anche qui) e Guerra e Pace, proprio in mezzo tra Cime Tempestose (che ho recensito qui) e Orgoglio e Pregiudizio (qui).
È un romanzo lungo, intenso e soprattutto è spesso diviso in più tomi, che non fa altro che metterci in difficoltà piuttosto che spronarci a iniziarlo. Nella vita turbolenta e frenetica che facciamo, seguire 1600 pagine di storia francese con personaggi fantastici può essere pesante.
Ma io vi assicuro che l’ho letto e che ne vale la pena. In questo articolo voglio darvi dieci buoni motivi per leggere I miserabili di Victor Hugo, un libro che non si può recensire ma soltanto amare (o odiare).
Di cosa parla (in breve)
I miserabili (Les Misérables) è un romanzo storico di Victor Hugo, pubblicato nel 1862 e considerato uno dei più eccelsi romanzi del XIX secolo europeo, fra i più popolari e letti dell’epoca. Suddiviso in 5 volumi, il libro è ambientato in un arco temporale che va dal 1815 al 1832, dalla Francia della Restaurazione post-napoleonica alla rivolta anti monarchica del giugno 1832. L’opera narra le vicende di numerosi personaggi: in particolare la vita dell’ex galeotto Jean Valjean e le sue lotte per la redenzione durante 20 anni di storia francese, con digressioni sulle vicende della Rivoluzione francese, sulle Guerre napoleoniche – in particolare la battaglia di Waterloo – fino alla Monarchia di luglio.


1. Quando lo hai finito sei un’altra persona
I romanzi lunghi hanno in comune questa cosa. Alla fine non siamo più gli stessi. Chiedete a qualunque lettore e vi dirà che leggere un’opera corposa significa vivere un’altra vita. Succede con tutti i libri, ma con i libri lunghi è un’altra storia. Il libro entra nella nostra quotidianità, ci ritroviamo a pensare alla lettera che Cosette deve aprire mentre cuciniamo, oppure pensiamo a cosa farebbe Jean Valjean se il suo capo lo avesse ca**iato a lavoro. La penna di Hugo è entrata nella mia vita dopo I miserabili e io l’ho accolta con tanto calore, per farcela restare per sempre.
2. Non è un romanzo pesante
Potrebbe essere un’opposizione valida, e sono d’accordo sul fatto che lo stile e le descrizioni dei luoghi (in particolare quelli delle battaglie napoleoniche) possono appesantire la trama. Tuttavia non definirei I miserabili un romanzo pesante. A parte alcune scene la lettura scorre ed è spesso molto moderna.
3. Troverai amici non personaggi
Spesso i personaggi di un libro sono diventati i miei migliori amici. Avendo vissuto le loro vite e le loro paure e gioie più intime io non posso essere estranea ai personaggi di questo romanzo. Ho vissuto con loro e, allo stesso tempo, loro vivono con me e mi accompagnano sempre. C’è qualcosa nel mio carattere e nei miei comportamenti che è stato influenzato anche dalle loro azioni e dalle loro scelte. Questa è la magia della letteratura.


4. L’obiettività del narratore
Hugo si era già interessato dei problemi della giustizia sociale e della dignità umana nelle sue opere precedenti a I miserabili, nei quali si scagliava con foga contro le ingiustizie e in particolare contro la pena di morte. Ma qui dà voce alla sua più grande denuncia della società, come un narratore obiettivo e reale che, proprio per questo, è ancora più crudele quando racconta i fatti del tutto verosimili dell’opera.
5. Conoscerai meglio la storia
Quale modo migliore di conoscere la storia se non viverla attraverso la penna di Hugo? L’opera attraversa la Francia dal 1815 al 1832, ovvero dalla Restaurazione post-napoleonica alla rivolta antimonarchica del giugno 1832. Le descrizioni – ad esempio – dei campi di battaglia e delle vicende dei soldati, oppure quelle delle rivolte, sono dei ricordi indelebili nella mia memoria. Non potrò nemmeno mai dimenticare l’odore delle strade e delle bettole che così profondamente incarna l’opera dei vinti.

6. Vivrai la storia dalla parte dei deboli
Ecco appunto, I miserabili è l’opera dei vinti. A differenza della storia dei libri, qui i personaggi sono i poveri, i derelitti. I suoi personaggi appartengono agli strati più bassi della società francese dell’Ottocento, i cosiddetti “miserabili” – persone cadute in miseria, ex forzati, prostitute, monelli di strada, studenti in povertà. È una storia di cadute e di risalite, di peccati e di redenzione. Hugo santifica una plebe perseguitata, ma intimamente innocente e generosa; la legge, che dovrebbe combattere il male, spesso lo incarna, come l’inesorabile personaggio di Javert.
7. Le descrizioni dei personaggi
Anime e corpi sono descritti attraverso le loro azioni, che li rendono vivi. Le parole e i gesti dei personaggi servono a far capire al lettore il loro carattere e le loro peggiori aspirazioni. Le anime buone dei deboli si accompagnano spesso alla delusione dello scontro con la malvagità inesorabile delle persone “perbene”, prive di scrupoli e pietà.
8. Fa conoscere la Francia in usi e costumi
È vero, la maggior parte di quella Francia non esiste più, però in qualche modo proprio per questo con I miserabili sono tornata indietro nel tempo e ho vissuto nella Parigi del 1800. So cosa mangiavano, bevevano, la forma delle porte e come erano fatte le case dei poveri e dei ricchi, so com’erano le prigioni e perfino so che odore e sapore avessero le baguette irraggiungibili dai poveri affamati. Non è meraviglioso?
9. Fortuna e sfortuna
A volte la vita è solo questione di fortuna. E quando ci sono guerre e rivolte la sopravvivenza è sempre più dipendente da fattori incontrollabili. Ne I miserabili questi elementi si fondono magistralmente, attraversando la trama della storia e i suoi alti e bassi e portando sempre con gli occhi e il cuore ai personaggi principali, nostri eroi e amici.
10. Il finale
Il lieto fine è una cosa meravigliosa nei romanzi tragici. Anche se tutto finisce bene, l’anima è comunque piena di ferite che si rimarginano lentamente, ancora cariche della nostalgia del dolore e della morte. Il libro alla fine ci dà il suo ultimo insegnamento, con gli ultimi gesti degli indimenticabili personaggi che, pur in punto di morte, ci insegnano qualcosa.
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Se te la sei persa, leggi la mia ultima recensione di “Violeta” di Isabel Allende.




