Leggere Lolita a Teheran è un libro di Azar Nafisi pubblicato da Adelphi nel 2007. Il romanzo autobiografico racconta l’esperienza personale della scrittrice, professoressa di letteratura inglese all’università di Teheran.
La storia parte proprio dal 1979, ovvero quando la rivoluzione islamica in Iran portò al potere l’ayatollah Khomeini, il quale instaurò un regime dittatoriale basato sulla negazione totale di qualunque diritto e libertà le donne avessero mai avuto.
La professoressa conclude la storia nel 1981, praticamente quando decide di lasciare l’università di Teheran e dare vita a un seminario segreto in cui parlare dei libri proibiti con le sue studentesse migliori, proprio nel salotto di casa sua.

“Adesso che non potevo più pensare a me come a un’insegnante, una scrittrice, che non potevo più indossare quello che volevo, né camminare per strada al mio passo, gridare se mi andava di farlo o dare una pacca sulla spalla a un collega maschio, adesso che tutto ciò era diventato illegale, mi sentivo evanescente, artificiale, un personaggio immaginario scaturito dalla matita di un disegnatore che una gomma qualsiasi sarebbe bastata a cancellare”
La storia
Nello spazio magico del soggiorno della professoressa le ragazze, oppresse dal regime e dalle loro famiglie, si sentono libere di esprimersi liberamente e – dapprima con timidezza, poi con sempre maggiore audacia – affrontano i problemi della loro vita quotidiana, così diversi da quelli delle ragazze “occidentali”, così fortunate.
Fratelli gelosi e violenti, matrimoni combinati, perquisizioni e persino carcere e fustigazione sono alcuni degli esempi delle torture fisiche e psicologiche che le donne sono costrette a subire in Iran, dal 1979. Uso il tempo presente perché la situazione politica nel paese è ancora così e vige ancora un clima di terrore e di estremismo religioso.
Azar Nafisi puntualizza che dai primi anni ’80 al 2000 la situazione è molto migliorata in Iran, soprattutto dopo la morte di Khomeini. Le rigide leggi sono diventate più concessive, persino con le donne, sotto diversi punti di vista (ad esempio lei e suo marito in casa hanno la TV via cavo da cui guardano la BBC, che è illegale ma comunque un reato minore). Tuttavia, le condizioni di vita a Teheran sono lontane dall’essere ideali, lontane dagli ideali occidentali di libertà di espressione e di vita che Nafisi incontra in America o in Europa. Le donne non possono guardare gli uomini negli occhi, toccarli, restare in una stanza sola con loro, camminare per strada con qualcuno che non sia un parente stretto o un marito. E tutto questo è successo all’improvviso. Come se io domani mi svegliassi e a Napoli fossi costretta a mettere il Burqa, sposarmi con un sessantenne e smettere di bere birra e truccarmi.

Leggere Lolita, una denuncia sociale
Durante i suoi corsi all’università, prima di Teheran e poi di Allameh Tabatabai, grazie o a causa del suo programma che prevedeva la lettura di Lolita, Il Grande Gatsby, Orgoglio e pregiudizio (di cui trovi la mia recensione a questo link) e Daisy Miller, Azar si scontra spesso con le opinioni di diverse correnti di pensiero, in voga tra i suoi studenti: ci sono gli studenti fondamentalisti che la accusano di immoralità; ci sono i marxisti che denunciano la proprietà privata ma anche il regime oppressivo e non-equo; e poi ci sono le ragazze.
“Un romanzo non è un’allegoria, è l’esperienza sensoriale di un altro mondo. Se non entrate in quel mondo, se non trattenete il respiro insieme ai personaggi, se non vi lasciate coinvolgere nel loro destino, non arriverete mai ad identificarvi con loro, non arriverete mai al cuore del libro. È così che si legge un romanzo: come se fosse qualcosa da inalare, da tenere nei polmoni. Dunque, cominciate a respirare.”
Le donne dei suoi corsi, che comprendono anche quelle che si uniranno ai seminari segreti, sono personaggi fondamentali in questo libro. Esse rappresentano la ribellione ma anche la diversità. Esse dimostrano che, nonostante il governo le voglia uguali e invisibili, hanno personalità di fuoco, diverse tra loro, contraddittorie, combattive.
Non sono quello che gli ayatollah hanno deciso che dovevano essere, ma esempi di virtù e di passione che non hanno niente a che vedere con l’empietà del regime e la violenza delle persecuzioni.
I temi portanti
Leggere Lolita a Teheran è un libro di denuncia. Attraverso la vita di Azar Nafasi, il lettore comprende l’assurdità delle leggi della Repubblica islamica fondamentalista, e della mentalità ottusa che è alla sua base. Il libro è diviso in sezioni a seconda del libro affrontato, ovvero “Lolita”, “Gatsby”,” James” e “Austen”, e offre un’immagine complessa dell’Iran degli anni ’80, comprendendo anche gli anni della guerra contro l’Iraq.
Il lettore è quindi condotto per mano a riflettere su due cose principalmente: la situazione della donna all’interno di un governo fondamentalista, ovvero “il prodotto del sogno di qualcun altro” e l’importanza della letteratura come strumento d’identificazione e di libertà.
È proprio attraverso i libri, infatti, che avviene il riscatto sociale. Proprio come sotto i burqa le donne indossano abiti colorati e calzini fluorescenti, così i colori e la vita si allargano sempre più nella loro mente ad ogni nuovo libro, ad ogni nuova pagina.
La letteratura è uno strumento che permette di allargare le proprie prospettive ed è per questo che una delle prime cose che un regime fa è limitare la diffusione dei libri, delle notizie delle informazioni.
La lettura allarga la nostra visione e, pertanto, è pericolosa per chi basa tutto il proprio potere su valori che limitano la libertà dell’individuo. Mi chiedo come sarebbe stato se invece di Lolita avremmo letto “Leggere 1948 a Teheran”.

“Dicono che il privato è politico; non è vero, naturalmente. Anzi, al centro della lotta per i diritti politici c’è proprio il desiderio di proteggere noi stessi, di impedire al politico di intromettersi nella vita privata. Pubblico e privato sono legati da un rapporto di interdipendenza, ma ciò non significa che siano la stessa cosa. Il regno dell’immaginazione è come un ponte che li modifica di continuo l’uno rispetto all’altro.”
Libertà, Donne, letteratura come strumento di ribellione, sono i temi più evidenti che mi hanno colpito in questo romanzo e che Azar Nafisi ha saputo descrivere molto bene secondo me.
Un difetto
Come ho detto sopra, le studentesse della professoressa Nafisi, che racconta la sua biografia, sono dei personaggi di contorno. Seppur corposo (379 pagine), il libro non riesce a creare un legame con le storie di queste ragazze, anche quando sono tragiche.
La scrittrice tenta di raccontare le loro sventure e le loro personalità in maniera dettagliata, tuttavia io non sono riuscita a legarmi a loro come invece ho fatto con la voce narrante.
Risultano sempre in secondo piano, e lo puntualizzo perché secondo me l’idea dell’autrice era proprio mettere al centro del romanzo Leggere Lolita a Teheran le loro storie.
Conclusioni
Il libro è ben riuscito. La scrittura è scorrevole, procede a un ritmo abbastanza costante, con i suoi alti e bassi. Abbiamo dei picchi di coinvolgimento e altre parti più noiose e lente, ma non disturbano.

Mi piacciono i romanzi che racconto le storie vere di un’altra parte del mondo, quelli che comprendono personaggi senza lieto fine e che mi fanno sentire fortunata.
Ho una sensibilità particolare verso i diritti delle donne nelle società islamiche (come ho dimostrato in questo articolo su La rabbia e l’orgoglio di Oriana Fallaci) e durante la lettura non ho mai smesso di arrabbiarmi per l’ingiustizia e la vergogna che queste ragazze sono costrette a provare fin dall’infanzia.
Consiglio questo libro a chi vuole entrare più addentro alla cultura iraniana, scoprire le assurdità di un regime fondamentalista e che ha voglia di avvicinarsi ancora di più all’amore per i libri.
Se te lo sei perso, leggi il mio ultimo articolo: “10 motivi per leggere i Miserabili di Victor Hugo“.



