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Oliver Twist – Charles Dickens – Recensione

Oliver Twist, o Le avventure di Oliver Twist, è il secondo romanzo di Charles Dickens, pubblicato a puntate mensili sulla rivista Bentley’s Miscellany, dal febbraio 1837 all’aprile 1839, ma apparso in forma di libro già nel 1838. La storia è centrata su un bambino orfano, Oliver Twist, nato in una workhouse per donne dove sua madre riesce appena a darlo alla luce prima di morire. 

Oliver Twist fu il primo romanzo in lingua inglese ad avere come protagonista un ragazzo e uno dei primi esempi di romanzo sociale. Inedita per l’epoca fu anche la rappresentazione fortemente anti-romantica della vita quotidiana dei delinquenti e dei poveri, oltre che il crudele trattamento riservato a molti orfani alla metà del XIX secolo, elemento cardine della scrittura di Dickens da quel momento in poi.

Il bambino viene maltrattato fin da piccolissimo, come tutti i suoi piccoli amici nell’orfanotrofio. Essi vengono educati malissimo, lasciati spesso morire di malattie e di stenti e i “messi comunali” e le autorità pubbliche non si risparmiano dal maltrattarli e torturarli per motivi futilissimi. Sono l’ultima ruota del carro, dove il carro è una società già povera in cui le possibilità di rivalsa sono scarsissime

“Gli uomini che tengono in considerazione la natura e i loro simili e piangono perché tutto è scuro e cupo sono nel giusto; ma i colori foschi sono i riflessi dei loro occhi invidiosi e dei loro cuori. I veri colori sono delicati e hanno bisogno di una visione più pulita.”

Londra, all’epoca vittoriana, aveva il suo ordine, le sue “caste”, le sue gerarchie e solo ad alcuni era concessa la felicità. Per tutti gli altri, bisognava accontentarsi delle briciole.

Attraverso un rovesciamento del romanzo di formazione e un dissacrante umorismo nero, il romanzo analizza i mali della società inglese ottocentesca: la povertà, il lavoro minorile, la criminalità urbana (spesso come ribellione alla povertà e allo sfruttamento) e la intrinseca ipocrisia della cultura vittoriana. Il romanzo non avrebbe avuto lo stesso successo, a mio parere, se Dickens non fosse stato così abile ad usare l’ironia, rendendo alcune scene ancor più tragiche, se possibile, che se le avesse affidate alla sola sensibilità.

Facendoci in qualche modo “ridere”, prendendosi gioco della sua realtà, noi lettori veniamo coinvolti totalmente, quel mondo lontano ci sembra comprensibile, giustifichiamo i comportamenti e allo stesso tempo ci indigniamo come se fossimo noi le vittime. 

Oliver Twist, al contrario di come succede a molti dopo tutte le torture e le cattiverie che subisce, rimane una persona buona e onesta e disprezza tutto ciò che deve fare “forzato” dai criminali malvagi che incontra sul suo cammino.

“Freddo, oscuro e penetrante, è stata una notte per i benestanti e nutriti per attirare il fuoco luminoso, e grazie a Dio erano a casa, e per i senza fissa dimora affamati di metterlo a terra e morire. I reietti usurati chiudono gli occhi nelle nostre strade nude in quei momenti, che, se i loro crimini sono stati quello che possono, difficilmente possono aprirli in un mondo più amaro.”

La denuncia sociale di Dickens

Come nel bellissimo David Copperfield (che è stato scritto successivamente), anche in questo romanzo ritroviamo la denuncia dello scrittore nei confronti della società del tempo, dei metodi educativi e della concezione del bambino. Dickens critica molto il sistema apparentemente funzionale dell’educazione dei bambini più poveri negli orfanotrofi, dove i fanciulli sono maltrattati e non è assicurata loro nessuna tutela, tant’è che spesso i soldi comunali destinati a questi ultimi vengono intascati dai messi comunali o dalle direttrici degli orfanotrofi stessi.

“Quale nobile esempio delle soavi leggi inglesi! Permettono ai poveri persino d’andare a dormire!”

Oltre al maltrattamento e allo sfruttamento minorile, Dickens mette in luce anche molte difficoltà legate alla struttura sociale. Senza approfondire troppo la storia vittoriana, diciamo solo che uno scatto sociale era quasi impossibile all’epoca e che in certi contesti la criminalità era quasi l’unica via per sfamare la propria famiglia.

La storia si ripete anche oggi nelle società più povere, anche se è passato più di un secolo.

Oliver Twist: un nome, un destino

I personaggi di Dickens sono completi ma semplici. Non troviamo contraddizioni e sentimenti contrastanti (a parte raramente) e chi è buono all’inizio lo rimane fino alla fine e viceversa. Ciascun personaggio è carico dei connotati che lo inquadrano nella sua sfera etica e morale, perfino nel nome di battesimo.

Infatti Dickens attribuisce a ciascun nome dei messaggi per il lettore sulle qualità e sul destino del personaggio. Dunque nel romanzo ogni personaggio buono sarà descritto con le migliori qualità e bellezze fisiche, mentre i cattivi saranno raffigurati con i peggiori vizi, imbruttiti da essi e malati. Un esempio è Fagin, rappresentato come la personificazione del Diavolo, e Sikes, descritto come un mostro dagli istinti violenti e bestiali.

“C’è qualcosa in una donna infuriata, specialmente se alle sue forti passioni aggiunge gli irrefrenabili impulsi della disperazione e della indifferenza, che pochi uomini osano provocare.”

Lo stile di Oliver Twist

Lo stile di Dickens è ricco di pathos e di metafore, spesso religiose, nonché di passaggi dal patetico al gioioso, dal triste al melanconico, non offrendo mai un andamento lineare, ma sempre ricco di particolari. Inoltre è molto presente l’ironia, specialmente contro i personaggi cattivi della storia. Ho apprezzato soprattutto il modo in cui Dickens conduce i ragionamenti dei cattivi, i loro pensieri e i loro impulsi. La maestria con cui lo scrittore li fa parlare (anche da soli) dimostra una conoscenza approfondita dell’anima e delle pulsioni umane.

Ironia, quindi, è la parola chiave, ma c’è anche un pizzico di follia.

Nessuno dei personaggi è, agli occhi del lettore, uno completamente a posto, se così si può dire. Ognuno di loro presenta, nell’atteggiamento o nella storia personale, un elemento insolito e insostituibile, che lo rende unico e magico, assolutamente in-di-men-ti-ca-bi-le.

Il confronto con David Copperfield e conclusioni

Leggendo Oliver Twist ho avuto l’impressione che fosse un David Copperfield bambino, e forse così è stato anche per Dickens. La storia di Oliver si ferma a lui bambino, mentre David cresce assieme al lettore, il quale lo vede maturare e prendere le decisioni che cambieranno la sua vita.

Oliver affronta la malvagità del mondo, prima da solo e poi con dei buoni amici. David, da canto suo, impara a scontrarsi con una realtà spesso incomprensibile, in cui il bene e il male si confondono. In particolare il secondo, spesso agisce in maniera controversa e subdola e non si palesa subito a chi lo osserva, ovvero noi.

Ho amato moltissimo questi due protagonisti, e tutti gli altri indimenticabili personaggi dei romanzi di Dickens.

Quando incomincio un romanzo di Dickens, la cosa migliore è che so che mi aspetta sempre un lieto fine, qualunque siano le avventure e le sofferenze dell’eroe protagonista.

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Se te la sei persa, leggi la mia ultima recensione di “Primo sangue” di Amèlie Nothomb.

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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