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Seta rossa

La gita al mare coi colleghi era stata un’idea di Gaia, che voleva fare qualcosa di divertente insieme prima di separarci e partire ognuno per le proprie vacanze. Siamo in sette, abbiamo deciso di passare un weekend nella sua enorme casa al mare e ogni giorno, al tramonto, scendiamo sulla piccola spiaggia sotto casa sua (dove non c’è spazio per lettini e ombrelloni, ma per le birre e una chitarra sì) e ci godiamo un relax solitario e assoluto.

Mentre la guardo, Gaia è stesa a pancia in giù con le gambe nell’acqua, la pancia e la schiena piene di sassolini e umide di acqua marina.

Ha un foulard di seta rossa legato intorno alla testa, come una faccia che le raccoglie i capelli ricci e ribelli, che a me piacciono tanto ma lei cerca sempre di domare. I lembi della fascia sono finiti in acqua e ora le ricadono sulle spalle nude e abbronzate come una scultura antica. Gli occhi grandi e verdi sono bellissimi abbinati alla pelle del viso abbronzata, il naso è sottile e con la punta all’insù, le guance sono piene e carnose come le labbra sempre rosse.

Le onde del mare si infrangono sulle sue natiche e riempiono lo spazio bellissimo tra le cosce che forma quella conca delle meraviglie da cui berrei anche l’acqua salata, se lei me lo chiedesse.

L’acqua su di lei è delicata, ma ha un moto regolare: su e giù, sopra le cosce, le gambe, in mezzo alle natiche e poi si ritira, ritorna giù. Più o meno quello che vorrei fare io dentro di lei.

Gaia ride sempre alle mie battute e io adoro vedere i suoi ricci che seguono la testa quando la lancia all’indietro in una delle sue-mie risate preferite. Alcune ciocche superano il foulard rosso e le ricadono sulla fronte.

Fisso l’acqua del mare che la coccola, cercando di non farle notare (a lei e agli altri) quanto sono ipnotizzato. Il sole sta calando sull’orizzonte, gli altri ragazzi della squadra bevono, fumano e giocano a carte. Accetto una canna da Martina, fumo un po’ e la passo a Gaia.

“Ho le mani bagnate. Puoi passarmela tu?” mi dice.

“Ma certo” rispondo. E sono felice. Sento già che nel costume non sono morbido come prima.

Le mie dita sfiorano le sue labbra mentre rispondiamo o commentiamo le conversazioni del gruppo, pettegolezzi e poco più. In realtà so che sia io che lei siamo concentrati su quei movimenti, le labbra umide e un po’ salate che toccano le mie dita, che indugiano un po’ più del dovuto dopo che lei ha tirato.

Quando la guardo negli occhi e non sposto il filtro dalla sua bocca lei sorride e la canna rischia di cadere nell’acqua. Io la porto alla mia bocca e tiro, senza smettere di guardarla. Lei sorride e abbassa la testa. Spengo la canna tra i sassolini ed espiro il fumo lentamente.

Quando Martina ed Enzo si alzano per andare a fare la spesa per il falò di stasera, Manuela e Fabrizio dicono che vanno a farsi un bagno, per vedere il sole da “più vicino”. Io e Gaia decidiamo di rimanere sulla spiaggia.

Restiamo un po’ in silenzio poi io mi avvicino e incrocio le gambe per nascondere la mia eccitazione. Lei dice poche frasi sul mare, sul sole e sulla bellezza delle vacanze, io annuisco e non smetto di guardare l’acqua che fa su e giù nella conca delle sue cosce.

Inizio a raccogliere i sassolini bagnati e a ricoprirle la schiena, dove già ce ne sono un po’. Lei mi lascia fare, prima guarda e poi appoggia la testa sulle mani e aspetta. Quando arrivo al sedere comincio a ricoprirle le natiche sode e a massaggiare la ghiaia su di lei.

Seguo i movimenti delle onde, lenti e costanti fino a che non l’ho coperta del tutto. 

A quel punto scendo con le mani e provo a riempire anche la conca, che so che non si può riempire, l’acqua porta via ogni cosa.

Ci provo, Gaia ride e si volta a guardare. Alza la testa quanto basta perché io affondi di più la mano e raggiunga lo stesso posto dove fino ad allora era arrivata solo acqua salata.

Muovo la mano tra le sue cosce seguendo il movimento dell’acqua, guardo in lontananza dove Manuela e Fabrizio sono invisibili. Chiudo gli occhi e Gaia apre le cosce, un po’ di più, giusto il necessario per farmi infilare le mani sotto il costume e massaggiarla fino a dove l’acqua non era ancora arrivata.

Gaia non geme ma sento che il suo respiro si fa più forte, allora mi stendo accanto a lei e la bacio. La sua bocca sa di erba e di birra, ma è fresca. Ha il sapore del mare, perché le sue labbra carnose ne hanno trattenuto l’aroma.

Mi piace baciarla e le nostre mani cercano i nostri corpi, umidi, eccitati, scomodi.

“E se tornano Manuela e Fabrizio?”

“Non tornano” rispondo mentre la sua mano è già nel mio costume.

La sento muoversi mentre io mi faccio sempre più duro, lei sposta il costume, sono completamente nudo e non me ne frega di nient’altro che della sua bocca sul mio sesso e dell’acqua di mare che mi bagna le cosce e bagna lei, a cavalcioni su di me. Su e giù, avanti e indietro. Il foulard di seta intorno alla testa adesso mi accarezza ogni volta che si muove, mi lecca, mi succhia, sale e poi scende. I suoi ricci ribelli sono intrappolati nella stoffa. Sciolgo il foulard e tutti i capelli le ricadono sul viso e anche sul mio sesso. Lei mi guarda interdetta ma col sorriso.

“Li adoro” mi giustifico, e tengo il foulard in mano, sollevato per non farlo bagnare. Lei si passa una mano tra i ricci e poi abbassa la testa. Ricomincia da capo, a farmi impazzire. La luce del sole diventa sempre meno intensa, dietro il suo sedere si espande come se fosse lei stessa a generarla.

Mi succhia fortissimo Gaia, fino a che io ho paura di venire e le prendo il viso e la porto alla mia bocca, la bacio e le tolgo il reggiseno, le pizzico i seni e glieli mordo, lei continua a strusciarsi sopra di me. Tiro il laccio del suo costume e anche lei rimane nuda.

Così, con le onde del mare che ci bagnano il corpo io la stringo a me e la bacio più forte che posso. La mia lingua nella sua bocca non ha scrupoli. Rotoliamo e mi metto sopra, Gaia allarga le gambe e io entro dentro di lei, mischiando l’umido di me, di lei e del mare.

Lei tira il foulard dalle mie mani e lo stringe nelle sue, me lo passa intorno al collo con un gesto delicato e inizia a stringere un poco alla volta. Mentre io spingo dentro, Gaia stringe la presa, in un misto di apnea e piacere che non so descrivere, bagnato di sale marino.

Potrebbero tornare Manuela e Fabrizio, potrebbe scendere qualcuno sulla spiaggetta, potrebbe affacciarsi qualcuno dal parapetto e farci video imbarazzanti.

Il sole tramonta alle mie spalle e la luce rossa è riflessa negli occhi di Gaia, che gode sotto di me e mi stringe le cosce dietro la schiena, come per trattenermi.

Scopami” mi dice nell’orecchio e io spingo più forte, emette un gemito e mi stringe ancora di più, con le cosce e con il foulard. 

Mi sento quasi mancare l’aria ma resisto, scopro una forza che non avevo mentre la spingo nelle pietre, graffiandole la schiena. I suoi capelli sparsi nella ghiaia bagnata. L’acqua risucchia i nostri corpi come voglio succhiare il suo.

Mi spingo dentro di lei con la forza della consapevolezza che potrebbe essere l’ultima volta, non me ne frega niente di chi abbiamo intorno, e voglio possederla fino all’ultima briciola. 

Gaia geme sotto di me, il viso sempre composto adesso è teso in una smorfia di godimento, la bocca aperta, le labbra arrossate dai miei morsi. Mi stringe la schiena e allenta la presa al collo prima di venire.

Il suo grido è disinteressato, forte e noncurante di chi potrebbe sentire, so che anche lei pensa a me e a nient’altro. 

Quando vengo anch’io mi abbandono sopra di lei e lascio che il movimento del mare che prima disegnava i suoi contorni ora disegni quello di noi due insieme. Con il foulard rosso mi copre il la schiena e il sedere, come per un’improvvisa paura che qualcuno potrebbe vederci.

Voglia di altri racconti erotici? Leggi Sguardi indiscreti.

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Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

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