La madre di Eva ~ Silvia Ferreri ~ Recensione di Claudia Neri

La madre di Eva – Silvia Ferreri – Analisi e recensione

La madre di Eva è un libro di Silvia Ferreri, pubblicato da NEO Edizioni nel 2017 e candidato al Premio Strega nel 2018. La storia è quella di una ragazza, Eva, che a diciotto anni si sottopone ad un intervento chirurgico per diventare uomo, sesso nel quale si è sempre riconosciuta ma che la natura le ha negato. È narrata dal punto di vista di sua madre, che racconta con un monologo i tratti salienti del percorso che ha portato all’estrema conclusione.

Se anche Dio ti avesse abbandonato io non l’avrei fatto

La storia inizia con la madre e la figlia che sono in ospedale, il giorno dell’intervento. Si trovano in Serbia e la madre è l’unico familiare presente, è stata lei a decidere così. Questo tipo di racconto a ritroso – fuori a una stanza di ospedale in cui si decidono le sorti della persona amata – mi ha ricordato l’incipit di un altro romanzo: Non ti muovere di Margaret Mazzantini.

La madre di Eva: il tema

La sensibilità rispetto ai temi sessuali e alle persone che non si identificano con il proprio sesso è sicuramente aumentata negli ultimi anni. In questo anno, in particolare, sono stati fatti importanti passi avanti in diversi paesi del mondo, compresa l’Italia.

La madre di Eva è una donna giovane, con la mentalità aperta e dall’inizio del romanzo è schierata al fianco della figlia nella lotta contro “la natura”, per dare finalmente alla ragazza la possibilità di diventare ciò che in realtà è sempre stata dentro.

Però non è sempre stato così. Prima di arrivare in quella camera d’ospedale, con la mano stretta in quella di Eva che le dice “Mamma non mi lasciare”, ci sono anni di storia dolorosa, che ci restano impressi dentro. Vedere le cose dalla prospettiva della madre è stata una cosa nuova per me. Il dolore di una figlia che non si identifica con la sua natura, di una madre che si sente colpevole di “averla fatta sbagliata”.

Dal principio la madre di Eva lotta con sé stessa, lotta con la forza dell’inerzia che vorrebbe spingerla a non vedere, a ignorare i segnali che si palesano già nell’infanzia. Lei è le radici, lei è l’albero forte su cui tutta la famiglia fa affidamento. Lei è quella che fa la parte “cattiva” prendendosi la responsabilità di certe scelte, anche sbagliate.

Identità

Già a cinque anni Eva non gioca con le bambole e preferisce trenini, supereroi e i vestiti maschili. Negli anni che seguono ogni passo verso la pubertà che la fa donna è un trauma, un tradimento della natura, un dolore.

La madre la osserva, ne segue il cambiamento, il dolore, la ribellione verso qualcosa che è più grande di lei e che non riesce a combattere. Eva soffre, la madre non sa come aiutarla.

 Chi diventerò io? Madre di maschio dopo diciotto anni madre di femmina. Anch’io dovrò reimparare. Pure io dovrò cambiare e cucirmi addosso una nuova maternità. Se tu rinasci, allora lo faccio anch’io.

Ci sono delle cure che si possono fare per evitare l’inevitabile arrivo del ciclo, la crescita del seno, per rallentare una natura troppo veloce, ingiusta con lei. Ci sono poi degli ormoni che possono dare a Eva i peli di un maschio, la voce più bassa, un aspetto più simile ad Alessandro, il vero sé stesso.

L’autrice Silvia Ferrari

La madre di Eva è la persona che la ama di più al mondo eppure non sa cosa è bene per lei, non sa come aiutarla in una fase dove ogni cosa sembra fuori posto, dove Eva sa quello che vuole ma è pur sempre un adolescente. Come si fa a prendere una decisione permanente sul corpo della propria figlia ancora ragazzina?

E ogni giorno è sempre più vicino al troppo tardi. Ogni giorno Eva accumula più dolore.

La madre di Eva

Il racconto dei momenti felici della sua vita prima dell’inizio del calvario è straziante. La felicità del matrimonio, le promesse fatte alla bambina ancora non nata durante i nove mesi, le promesse fattesi l’un l’altro, marito e moglie, alleati e poi nemici, amanti e poi guerrieri contro un nemico che alla fine non esiste. Non c’è un nemico da combattere, c’è solo una figlia che ha deciso che a diciotto anni sarà un figlio.

Eravamo l’immagine della famigliola felice che va a scegliere un regalo per i 18 anni della loro unica figlia. I genitori preoccupati  dei rischi, la figlia che non sta nella pelle. Solo che noi non discutevamo il colore di un motorino o il modello di una piccola auto. Tu avevi chiesto un sesso nuovo e un corpo da uomo.

Tutti pensiamo che certe cose non ci capiteranno, che noi siamo diversi, che certe cose capitano agli altri. Ma, come dice la Ferreri, “noi siamo gli altri di qualcun altro”.

Il tema del libro, più che la transazione, è il legame materno, questo amore indissolubile che però ci viene presentato con occhi nuovi. Esso è fatto di bellezza e gioia, ma anche di dolore, di sofferenza, di rifiuto e, sì, anche di odio.

Amare stanca, amare un figlio ci priva di tutte le forze e ci lascia esangui. Eppure per lui le forze le troveremo sempre. Se ne avrà bisogno, sappiamo che potremmo spezzarci pur di farlo vivere, pur di dargli la possibilità di essere felice.

La trasformazione

Non c’è niente di poetico nella nemesi di Eva. Le parole che Silvia Ferreri utilizza sono quelle di una madre distrutta. Dilaniare, squartare, estirpare l’utero, tagliarti a metà, eccetera.

Le parole ci danno il profondo senso della prospettiva della madre di Eva, che fino all’ultimo è combattuta tra la voglia di vedere la figlia felice e quella di non distruggere ciò che ha fatto Dio, la natura e lei stessa con tanto amore per diciotto anni.

Questo romanzo non ha un lieto fine, non c’è una redenzione, una pace. Ci lascia così com’è, con tutte le domande e le contraddizioni dell’argomento. Possiamo pensare, giudicare, puntare il dito, eppure ci resterà sempre questo amaro in bocca. Ci sono cose che sono più grandi di noi che non hanno solo il bianco e nero, ma un’infinita di colori di mezzo, e come tali devono essere affrontate. Dobbiamo avere l’umiltà di sapere che non saremo mai in grado di capire come un altro si sente davvero.

L’autrice Silvia Ferreri

Silvia Ferreri, giornalista e scrittrice, è nata a Milano e vive a Roma con un marito fotografo e i loro tre bambini. È stata autrice per Rai Tre e Tv2000 e ha collaborato con Io donna del Corriere della Sera. Attualmente lavora per Rai News 24. Nel 2006 esce Uno virgola due, film documentario di cui è autrice e regista. Nel 2007 pubblica, in cofanetto con il film, Uno virgola due ‒ Viaggio nel paese delle culle vuote, libro inchiesta sulla bassa natalità e la discriminazione delle madri nel mondo del lavoro, con prefazione di Miriam Mafai. Su dazebaonews.it tiene un blog nel quale si occupa di questioni femminili. In rete esiste come materetlabora. La madre di Eva è il suo primo romanzo.

Claudia Neri

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