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Rosso – Racconto erotico

La riunione finisce tardi, l’ufficio è vuoto, e non mi sorprenderebbe se lo fosse tutto l’edificio. Il redattore del giornale ha voluto che ci fossimo tutti per il resoconto di fine anno. Come se poi il giornalismo di cronaca avesse “un fine anno”: le migliori notizie non sai mai quando saltano fuori.

Quando torno alla mia scrivania per prendere borsa e cappotto sei ancora intento a smanettare coi fili del mio computer, steso sotto la scrivania. Ma perché vi fanno mettere quelle tute da aggiustatutto che sembrano uscite dai costumi di un film porno? Ti guardo e sorridi.

“Ancora niente?” dico.

“Perché ridi?”

“La tua tuta sembra quella che nei porno le casalinghe super eccitate strappano in preda all’euforia.” Ti rispondo senza alcun pudore. Tu ridi e scuoti la testa, ma vedo che sei un po’ arrossito.

Mentre raccolgo la borsa ti alzi con sguardo sconfitto. Ti guardo interrogativa, metto il cappotto.

“Questo va sostituito. Le ho provate tutte ma devo ritornare domani con gli attrezzi giusti.”

“Ah.” Rispondo. Non mi dispiace rivederti.

“Ti spiace rivedermi domani?” chiedi sorridendo. Hai un sacco di muscoli per essere un elettricista, e i capelli rasati con le guance pulite ti fanno sembrare uno appena uscito dal carcere, o dall’esercito. Il braccio sinistro è ricoperto da un tatuaggio bianco e nero. Distinguo dalla manica della tuta la coda di un felino.

“Ti piace? L’ho fatto a Bangkok.” Mi chiedi vedendo cosa sto fissando. Vorrei dirti che mi piace di più il braccio su cui è disegnato. Invece mi avvicino per guardare meglio lui e te. Lascio cadere la borsa sulla sedia e inclino la testa di lato. Tu sollevi la manica per farmi vedere meglio.

Tocco la coda della tigre con la punta delle dita smaltate di rosso, risalgo lunga tutta la sua schiena fino ad arrivare alla testa. La bocca dell’animale è in corrispondenza della tua spalla, infilo le dita sotto la maglietta per darti un pizzicotto in corrispondenza dei suoi denti. Sorrido. Sorridi.

Le luci dell’ufficio si spengono tutte, c’è solo la mia ancora accesa e quelle della città che si vedono dalla finestra alla mia sinistra. Tu fai cadere per terra il cacciavite e fai un passo verso di me, io sfioro la sedia con il sedere fingendo di indietreggiare. 

Nel momento in cui mi afferri i fianchi la mia bocca già cerca la tua. La tua lingua è calda, soffice, mi avvolge. Dura poco, subito i tuoi denti si fanno spazio per mordermi le labbra, la lingua, il mento e il collo.

Sento le tue mani che mi scorrono addosso, il cappotto cade dalle mie spalle. Io afferro le tue bretelle e le sfilo, poi afferro la maglietta scura e sporca e scopro finalmente quel corpo che avevo divorato con gli occhi tutto il giorno.

Ti bacio il viso, il petto, afferro un tuo capezzolo coi denti e tu di scatto mi stringi il collo, mi spingi via. Sento il tuo respiro farsi più intenso. Odori di detersivo, sudore e ferro ed è un mix che mi eccita tantissimo.

Mentre mi stringi il collo con l’altra mano mi strappi il vestito, sento i bottoni che saltano, il reggiseno di pizzo rosso che già si sposta.

“Scusa, io sono… mi piace violento.” Mi dici, e abbassi gli occhi. Io sorrido, ti sciolgo la mano dal mio collo e ti salto addosso, baciando ogni punto dove riesco ad arrivare. Ti afferro la testa tra le mani, tu ansimi.

“Tutto rosso?” mi dici. Io sorrido e mi guardo. Vestito rosso, reggiseno rosso, smalto rosso, rossetto rosso e capelli rossi.

“Non ti piace?” chiedo mentre scorro con le dita sul tuo addome per arrivare ai pantaloni.

“Lo adoro.” Mi dici. Poi mi prendi in braccio e mi fai sedere sulla scrivania, sento oggetti che cadono dietro di me. Ti togli i pantaloni e senza troppa delicatezza ti infili dentro di me facendomi sussultare. Mi fai male ma non dico niente, mi piace la tua faccia che gode a un centimetro dalla mia. Mi stringi una ciocca di capelli e anche lì tiri troppo, ma ti lascio fare. Stringo tra i denti il tuo labbro inferiore e ti guardo negli occhi per dirti che non ho paura di mordere più forte. 

Gemo, grido troppo, ti guardi intorno, poi mi tappi la bocca e mi spingi fino a farmi stendere. Sento diversi oggetti scomodi sotto la schiena ma non ci faccio caso. 

Mentre stai spingendo cambi idea e scendi con la mano dalla bocca al collo, stringi e mi dici: “Grida.”. E io gemo, ansimo, mentre mi sento avvampare, sudare, godere. 

I decolletè si sfilano dai piedi, cadono sul pavimento e tu sei sopra di me. Sei pesante e, quando mi togli vestito e reggiseno io immagino cosa succederebbe se il redattore passasse di lì, magari per aver dimenticato qualcosa.

Cominci a stringere troppo forte, mi sento soffocare, non posso più gemere né gridare. Mi lasci un attimo prima che soffochi e io tossisco. Intanto non sei uscito e continui a sbattermi avanti e indietro sul legno freddo. È un mix di goduria e dolore che non avevo mai provato prima.

Mi afferri per il culo e mi fai voltare. Ti sento dire alla mia schiena: “Ora ti faccio male.” Stringo i denti per istinto e due mani accartocciano due fogli sfortunati. Me lo infili dentro e vedo i monitor che oscillano mentre tu mi sbatti ripetutamente in avanti. Godo, tu ansimi, mi afferri una ciocca di capelli e tiri. 

Quando sono abbastanza bagnata esci da me e infili una mano, poi esci e la lecchi, me la fai leccare e la rimetti dentro. La seconda volta il liquido non è per la nostra bocca ma per il mio culo. 

Entri con due dita e io gemo, tu giochi con me e mi tiri i capelli per costringermi a guardarti. Non resisti, sento il tuo membro che mi lacera ogni cosa e io che grido e lo lascio fare, mentre il sudore mi scorre addosso e ciocche di capelli rossi si appicciano sulla schiena sudata. Mi schiaffeggi il sedere con la mano libera e io godo mentre so che mi stai per fare più male.

Entri, esci, spingi più dentro, spingi più forte, mentre sto per raggiungere l’orgasmo caccio due lacrime involontarie, tu mi tiri più forte i capelli, inclino la schiena, grido, e il tuo schiaffo in faccia mi arriva nel momento in cui vieni con un ruggito.

Sento il liquido scorrermi dentro e il tuo corpo esausto, ancora ansimante, si accascia sul mio, distrutto e contento. 

Restiamo così qualche minuto, stesi uno sull’altro sulla scrivania del mio ufficio, con la luce accesa e la città di sotto, mentre sappiamo che di là, in fondo, poteva ancora esserci qualcuno a guardarci.

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Scopri chi sono

Sono nata a Napoli nel 1996. Leggo da quando aveva otto anni e ho finito il mio primo romanzo fantasy (ancora inedito) a 15 anni. Nel 2017 ho pubblicato la mia prima raccolta di racconti dedicata ai peccati capitali col titolo Inno Selvaggio. Il libro tratta i peccati in maniera allegorica (ad esempio Gola è un racconto di guerra in cui “il governo divora gli uomini”, Ira è la rabbia adolescenziale e ha come protagonisti ragazzini tossicodipendenti)

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Chi Sono

Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

“Abbi un cuore insaziabile, affamato di vita, senza paura del dolore”

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