Circe è il secondo libro della scrittrice Madeline Miller, già autrice del libro vincitore dell’Orange Prize La Canzone di Achille. Circe è stato pubblicato il 10 aprile 2018 e ha avuto buoni riscontri da parte della critica. Il romanzo è stato finalista per il Women’s Prize for Fiction. La prima edizione italiana è stata a cura della casa editrice Sonzogno.
“Nacqui quando ancora non esisteva nome per ciò che ero. Mi chiamarono ninfa, presumendo che sarei stata come mia madre, le zie e le migliaia di cugine. Ultime fra le dee minori, i nostri poteri erano così modesti da garantirci a malapena l’immortalità.”
Come spesso accade, l’eco dei libri si fa sentire qualche anno dopo la pubblicazione. Infatti Circe sta avendo successo in Italia in questo periodo, ben quattro anni dopo la sua pubblicazione. L’interesse che si sta diffondendo tra i lettori italiani per la mitologia greca fa sì che autori come la Miller, Maria Grazia Ciani e anche Ieranò riprendano il loro posto sugli scaffali delle librerie e nelle nostre conversazioni.
La mitologia è un argomento che ha sempre incuriosito anche me, e che allo stesso tempo mi scoraggiava per la sua enormità. Inoltre, la maggior parte dei libri non narrativi racconta le storie come fatti di cronaca, senza emozioni e, pertanto, impossibili da ricordare.
“Si dice che le donne siano creature delicate, come fiori, come uova, come qualsiasi cosa che possa essere schiacciato in un momento di negligenza. Se mai ci avevo creduto, non era più così.”
Il merito più grande che riconosco alla Miller è proprio quello di aver riempito di emotività la storia della maga più famosa della mitologia, rendendo indimenticabili tutti i passaggi della storia di Circe e della sua famiglia.
“Quando siamo giovani, pensiamo di essere i primi al mondo a provare certi sentimenti.”
Circe: una maga buona?

Chi è Circe? A scuola l’abbiamo conosciuta come la maga che trasforma i compagni di Ulisse in porci e che seduce l’eroe, però del suo passato sappiamo poco. Da dove viene, per esempio, e cosa ci fa confinata su un’isola piena di animali e piante rigogliose?
“Tutta la vita non ero stata che tenebre e abissi, ma io non ero parte di quelle acque scure. Ero soltanto una delle creature che le abitavano.”
Togliamoci un attimo dalla mente l’eroe dell’Odissea e il suo viaggio verso Itaca e concentriamoci sulla bellissima protagonista di queto romanzo, che è molto più di una maga (pharmakis).
Circe è la figlia di Elios, il dio Sole, e di una naiade. È immortale, tuttavia ha pochi poteri divini rispetto a quelli di suo padre e, come i suoi fratelli e sorelle, deve trovare il modo di arrangiarsi da sola già da piccola.
È sensibile, al contrario dei suoi parenti, e si sente vicina a chi soffre e al mondo degli esseri umani. Mentre per gli dei gli uomini sono solo un passatempo e i loro sentimenti sono irrilevanti, Circe è attenta ai dolori degli impotenti. È curiosa nei confronti della morte, della mortalità, della brevità della vita dei terrestri. Ma è anche consapevole di quanto possa essere dolorosa la vita eterna, fin da quando assiste alla punizione di Prometeo.
“Ma in un’esistenza solitaria, sono rari i momenti in cui un’altra anima si fonde con la tua, così come le stelle sfiorano la terra una volta all’anno. Una tale costellazione era stato lui per me.”
La massima espressione della sua umanità, e anche l’inizio dell’evoluzione del personaggio, lo abbiamo quando Circe si innamora di Glauco, un povero pescatore. Ella gli concede l’immortalità e il potere e lui in cambio la abbandona e si innamora di Scilla. Sì, Scilla il mostro che sta assieme a Cariddi, che prima di essere una bestia feroce era una bellissima ninfa.
La scoperta della magia

A causa di Scilla (non faccio spoiler su come e perché) Circe viene confinata da Elios sull’isola di Eea, in accordo con Zeus. Qui scopriamo quanto gli equilibri della società dell’Olimpo non fossero tanti diversi da quelli che reggono la società contemporanea, millenni dopo. Interessi, complotti, compromessi per mantenere la pace e la serenità dei regni. Circe vive l’indifferenza di sua madre, la punizione ingiusta – ma necessaria – di suo padre, il tradimento di suo fratello.
“Era quello il momento che preferivo, vederli corrugare la fronte nel tentativo di comprendere perché non avessi paura. Percepivo le mie erbe nei loro corpi simili a corde in attesa di essere pizzicate. Assaporavo quella loro confusione, quella loro nascente paura. E poi pizzicavo le corde.
Le loro schiene si piegavano, obbligandoli a quattro zampe, le facce si gonfiavano come cadaveri di annegati. Si dimenavano e rovesciavano le panche, e il vino imbrattava il pavimento. Le grida esplodevano in gemito acuti. Doveva essere doloroso, ne sono certa.
Tenevo il capo per ultimo, così che potesse assistere. Si sottraeva, si addossava al muro. Ti prego. Risparmiami, risparmiami, risparmiami.
No, rispondevo io. Oh, no.”
Su Eea avrà una vita tutt’altro che noiosa, imparerà qui a dominare la magia con studio e impegno, con dedizione e sacrificio. E soprattutto commettendo tanti errori. Proprio come un’umana Circe si innamora, si scoraggia, ha paura, odia e si arrabbia. Sente la mancanza di una compagnia ma apprezza il valore della solitudine.
Oltre agli umani, che spesso portano con sé tanta violenza, su Eea arrivano anche gli dèi. È di casa Ermes, con cui Circe intreccia una relazione fisica (mai amorosa data l’inaffidabilità emotiva del messaggero degli dei), e arriverà a Eea anche Atena, di cui Circe risveglia spesso l’interesse, o ne provoca l’ira.
Circe: perché mi è piaciuto

Questo romanzo mi è piaciuto perché ha fatto luce su molte dinamiche di una storia nota, dandomi una prospettiva nuova e più interessante sui protagonisti. Dopo aver letto Circe mi sembra di conoscere meglio lei, Ulisse, Minosse, Atena, Penelope, Medea, Giasone e anche diversi mostri che prima erano soltanto bestie di contorno.
Madeline Miller – seppur inventando qualcosa – ha saputo lasciarmi un senso di appartenenza profondo, facendomi legare tantissimo con il personaggio della bellissima maga. Credo che la cosa più bella che possiamo aspettarci da un libro è non vedere l’ora di leggerlo, aspettare il momento in cui potremo riprendere la storia e sfogliare la prossima pagina.
Circe mi ha dato questo. Pur essendo fantasia e mito mi ha fatto sentire a casa, nella personalità di una maga che, anche millenni fa, forse non era tanto diversa da una donna contemporanea coraggiosa, impavida e piena di valori.
“Vivere con lui era come essere vicino al mare. Ogni giorno un colore diverso, una diversa cresta d’onda, ma sempre la stessa irrequieta intensità che trascina verso l’orizzonte.”
Se ti ho incuriosito abbastanza, acquista subito questo libro!
Te la sei persa? Leggi la mia ultima recensione de “Le regole della casa del sidro” di John Irving.








