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Sabbia nera – Racconto erotico

Questo racconto è il continuo di Gocce. Se te lo sei perso, leggilo prima di proseguire!

La spiaggia è piena di gente quando arriviamo al locale. L’Arenile è sempre stato uno dei miei locali preferiti. Dall’enorme spiaggia da cui la mattina vedevamo l’alba, alla pista da ballo grandissima, a tutto lo spazio per i tavolini del priveè, e i tre bar a cui poter ordinare da bere sempre senza fare la fila, mi piace moltissimo passarci le mie serate e nottate. Io e Sara siamo arrivate intorno alle 11:15, dopo la fila abbiamo deciso di cominciare la nostra serata con un Gin tonic. Dopo poco abbiamo incontrato il gruppo di amiche che stavamo aspettando e finalmente la serata è iniziata. Non ci vediamo spesso però abbiamo deciso di trascorrere una notte dedicata solo a noi, senza i pensieri del lavoro e delle responsabilità. Quella serata all’Arenile era capitata a pennello. Non ci avevamo pensato due volte e avevamo acquistato le prevendite per sei persone. Quando entriamo in pista da ballo ci pare di essere tornate 10 anni indietro, ai tempi dell’adolescenza, quando andavamo a ballare tutte le sere in uno dei locali di Bagnoli o di via dei Mille. L’alcol non tarda affare effetto e ci accendiamo una sigaretta dopo l’altra, ridendo e Ballando senza un pensiero nella testa. Intorno alle due vedo Simona e Sara che si allontanano per andare a prendere altri due drink e, quando non le vedo tornare, capisco che cos’è successo. Non ci metto molto a riconoscerle in compagnia di due bei ragazzi, sedute sui lettini che di giorno erano del solarium, a chiacchierare e flirtare. Sorrido e le indico alle altre, che mi accompagnano nelle risate. 

Ad un certo punto della serata decido di prendere un po’ d’aria e vado verso il parapetto di legno che dà sulla spiaggia. Vedendo il bar semi-vuoto mi avvicino per ordinare un drink da portare con me, che accompagnerò con una sigaretta. Il ghiaccio freddo mi dà subito una sensazione di piacere quando lo passo tra le labbra. Fac caldissimo anche se non siamo ancora a giugno. Mentre mi guardo intorno, rifiuto le richieste colorite di un paio di ragazzi di andare a ballare con loro. Le mie amiche da lontano mi tengono d’occhio, sia perché mi conoscono, sia perché quando andiamo a ballare siamo molto protettive, non si sa mai la gente ubriaca.

Mentre distolgo lo sguardo da loro e le saluto con un sorriso lo vedo. È girato a tre quarti e tiene un piede appoggiato su una sedia sdraio dove sono seduti i suoi amici, con cui sta parlando. Non è molto lontano dal posto in cui Simona e Sara cedono alle avance dei due amici, sempre più spinte e divertite.

A dividerci c’è poca gente, perché siamo abbastanza fuori dalla pista. Lui ha i capelli lunghi e un po’ mossi che gli ricadono sul viso abbronzato, le sopracciglia folte e una barba scurissima. Non so se è l’alcol, però mi dà l’impressione che sia luminoso, come se avesse gel su ogni parte del corpo. ha una camicia larga di lino bianco e un pantalone beige. Quando i nostri occhi si incrociano io spero si trattengano e, quando i suoi indugiano nei miei, succhio dalla cannuccia un lungo sorso di gin e tonica, che sortisce il suo effetto, da entrambe le parti. 

Il ragazzo luminoso si volta, ma pochi secondi dopo mi guarda di nuovo e allora io, con la sfacciataggine che mi è tipica, alzo la sigaretta, per indicare che è quasi finita e il tempo sta per scadere. Bingo! Lui reclina la testa e la scuote, però sorride. Lentamente, toglie il piede dalla sedia, dice qualcosa al suo gruppo, e si avvia verso di me. 

Sento il cuore a mille mentre prego che non mi aspetti una orrenda sorpresa, tipo i denti storti o una voce orrenda. 

– Ciao. -, dice lo sconosciuto. La sua voce è a posto e ha un sorriso bellissimo.

– Ciao. -, rispondo e sorrido dei miei pensieri fino a un attimo fa.

– Sono Francesco. -, dice. Io spengo la sigaretta nel posacenere ed espiro il fumo. – Giusto in tempo. -, aggiunge lui guardando la cicca, e sorride. Io anche scoppio in una risata.

– Sono Cassandra. -, dico. E gli tendo la mano. La sua è stranamente fredda. Di un freddo piacevole. Glielo dico.

– Lo so. -, risponde, – Non ho ballato. Invece tu sì, ti ho vista. –

– Ah sì? -, dico, senza realmente aspettarmi una risposta. Lui alza le sopracciglia e mi guarda dalla testa ai piedi, come a dire che era difficile non notarmi. Facciamo un paio di battute sul mio vestito pieno di paillettes e cosa sarebbe successo se la discoteca fosse stata al chiuso con la luce stroboscopica sotto al soffitto. Quando smettiamo di ridere, Francesco mi offre da bere e io lo accompagno al bar. Il mio Gin tonic non è finito ma lo seguo comunque e ne ordino un altro.

 

Quando prendiamo i drink io mi sento già su di giri e ho caldo. Sono le quattro e Francesco mi prende per mano per non perdermi nel casino. Mi piace il contatto con lui. Quando arriviamo al parapetto io mi metto fronte mare e guardo la spiaggia e le luci lontane. Dopo un tempo indefinito che stiamo parlando di cose a caso che sicuramente dimenticheremo, i nostri occhi cominciano a fissarsi con insistenza, cercando nell’altro la conferma del proprio desiderio.

Ad un certo punto lui mi dice: – Ti va una passeggiata sulla spiaggia? -. Annuisco e ci incamminiamo. Quando superiamo la recinzione di legno io mi sfilo le scarpe, buttiamo i bicchieri vuoti in un cestino e ci prendiamo per mano. È piacevole il contatto con la sabbia dopo i tacchi tenuti per cinque ore e io ringrazio Francesco per la sua splendida idea.

Troviamo uno spazio dove sederci proprio sotto il molo, con il mare da un lato e il buio totale dall’altro. La sabbia è umida e gli scogli pure, però a noi non importa e ci sediamo comunque. È lui a prendermi il viso tra le mani e a baciarmi, la mia schiena affonda nella roccia dietro di me mentre sento il suo corpo che mi spinge e le mie mani che lo cercano. Mi sento un’incosciente e qualcuno potrebbe vederci ma non riesco a resistere a quel suo sapore di lime, alla sua lingua calda che mi cerca il collo e le spalle.

Infilo le mani sotto la sua camicia e lo sento che emette un gemito, stacca la bocca dalla mia, mi guarda e sorride.

– Sembriamo due adolescenti. -, dice.

– Lo so. Potremmo prenderci una camera. -, rispondo, ma non tolgo le mani dalla sua schiena e stringo più forte.

– Così è più divertente. -, mi risponde e riprende a baciarmi. Il vestito si scosta, sotto non porto niente e i suoi denti affondano nel mio seno mentre la lingua mi tortura il capezzolo. Gemo e gli stringo i capelli con le dita. La sua lingua calda mi bacia e mi lecca ogni parte del corpo, mi sento fremere e odio quell’impotenza. Mentre mi bacia la sua mano sale lungo la mia coscia e io spalanco le gambe. La sabbia umida mi bagna il sedere ma non mi interessa, lascio che il vestitino si alzi e che lui possa giocare come vuole. Le sue dita sono calde e morbide e io lo stringo a me appena mi penetra, mentre anche nei suoi occhi cresce il desiderio. La sua mano mi accarezza, poi mi penetra, disegna i miei contorni dentro e fuori con sapienza, come se avesse fatto quella strada mille volte. Quando con la mano gli afferro i pantaloni, sento il suo sesso duro che preme contro la stoffa.

– Vieni sotto di me. -, gli dico e mi sposto per farlo sedere. – Ti sporcherai i pantaloni. -, gli dico mentre si siede. 


– Chi se ne importa, – mi risponde – Potrebbe essere l’ultima volta che ti vedo. – e si abbassa anche le mutande liberando finalmente tutta la sua eccitazione. Mi chino su di lui e glielo bacio, lo lecco, lo prendo in bocca e con le mani, lascio che lui goda di me come io ho goduto di lui, e intanto le sue mani sulla mia nuca seguono i movimenti, Francesco cerca di trattenere i gemiti.

Quando mi siedo sopra di lui le mie ginocchia sprofondano nella sabbia e il vestito risale fino alla vita. Lo bacio, gli scompiglio i capelli, provoco i suoi denti a mordermi ovunque. 

Nel momento in cui mi entra dentro, sento l’eccitazione delle ultime ore esplodermi nel ventre come un uragano. Invece di un calore infuocato, è come se un vento freddo mi avesse spazzato via i pensieri e io ora ne volessi altro, sempre di più, da lui, dalle sue mani, dalla sua bocca.

Mi muovo sopra di lui e Francesco butta la testa all’indietro e si morde il labbro, ogni tanto i nostri occhi si guardano intorno per paura di essere scoperti, ma non c’è nessuno. L’unica minaccia è il cielo che sta schiarendo, come se il tempo ci inseguisse per ricordarci che non è qui che dovremmo essere.

Il suo corpo aderisce al mio, alcune mie paillettes finiscono sulla sua pancia abbronzata, scoperta dalla camicia sbottonata. Mi stringe la schiena, poi mi afferra i fianchi e mi guida mentre mi muovo; dentro di me, il suo sesso si trattiene.

I suoi occhi sono dentro ai miei mentre dice “Sto venendo”, al che io mi sollevo e mi sposto di lato.

Quando ci alziamo i nostri vestiti sono sporchi, e noi siamo sudati, con i capelli un po’ appiccicati in faccia.

Intorno a noi c’è ancora quiete e silenzio ma la luce diventa più insistente, seppur flebile. Prendo il telefono dalla borsa e trovo due chiamate perse. Richiamo Sara. Mi risponde dopo qualche squillo chiedendomi dove sono.

– All’Arenile. -, rispondo io scherzando. – E tu? -.

– Ho preso un passaggio. Ti spiace tornare da sola? –

– No, non preoccuparti. -, rispondo mentre guardo Francesco che si ricompone e penso alla voglia che ho di lui. Riaggancio con Sara augurandole “buonanotte”.

– Sei con la tua macchina? -, chiedo. Francesco risponde che è con un amico e mi guarda aspettandosi l’invito.

– Vuoi un passaggio a casa? -, dico.

– Volentieri. -, risponde. – Sarebbe il massimo se arrivassimo al parcheggio dalla spiaggia senza passare dal via. -, aggiunge poi indicando lo stato dei suoi pantaloni.

– Affare fatto. -, rispondo e afferro con una mano le scarpe e con l’altra la sua.

 

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Claudia Neri

Ho 25 anni e amo scrivere, viaggiare, mangiare e fare capoeira. Ho studiato lingue e mi occupo di comunicazione digitale ed editing letterario. Mi piace esplorare il mondo e le persone, scoprire nuovi punti di vista e amare sempre. Questo blog è il mio passaporto per l’eternità.”

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