Siamo a metà giugno e tra nuove uscite e libri che erano in lista d’attesa, dall’inizio del 2022 ho letto davvero tanto, e questa è una cosa che mi rende felice.
Leggere non è solo un hobby per me, è una cosa fondamentale per scoprire nuovi mondi, viaggiare e innamorarmi, sia delle parole che dei personaggi (e qualche volta anche degli autori).
Oggi vi porto con me nelle letture più belle che ho fatto dall’inizio dell’anno, ma soprattutto viaggiamo insieme in culture semi-sconosciute, dove la storia e la tradizione hanno tanto da insegnarci.
La selezione è stata ardua perché ci sono stati molti capolavori nella mia lista (come l’indimenticabile Oliver Twist, che ho recensito qui), però nella lista ho inserito cinque libri diversi tra loro, così che ogni lettore possa trovare quello in cui si rispecchia di più in questo momento.
Ricordate che non siete mai obbligati a leggere qualcosa o a finire un libro che non vi piace, la letteratura è bella perché è libera e così lo siete voi di iniziare, finire, abbandonare, rileggere.
Detto questo, ecco i libri che mi hanno fatto staccare un po’ dalla mia visione “super-occidentale” e mi hanno portato in mondi e storie meravigliose, dove ho lasciato un pezzo di anima.
Non è anche questo il potere della letteratura? Portarci in quei posti dove non siamo ancora stati e sentirsi dopo come se li avessimo visti davvero.
Cronorifugio


Cronorifugio di Georgi Gospodinov è il libro vincitore del Premio Strega Europa 2021 ed è anche un magnifico esempio di capacità narrativa e profondità emotiva. In questo libro siamo in Europa, ma il viaggio lo facciamo nel tempo, attraverso epoche e vite inaspettate.
Di che parla?
Gaustìn, un bizzarro personaggio che vaga nel tempo, inaugura a Zurigo una “clinica del passato” dove accoglie quanti hanno perso la memoria per aiutarli a riappropriarsi dei loro ricordi. Ogni piano dell’edificio riproduce nei dettagli un decennio del secolo scorso, e la prospettiva di un confortevole rifugio dal presente finisce per allettare anche chi è perfettamente sano. In Europa intanto viene indetto il primo referendum sul passato e la campagna elettorale si fa ben presto movimentata… in che epoca decideranno di divere i diversi paesi? Questo romanzo ci porta a Zurigo, Sofia, Vienna, Sarajevo, Brooklyn, e in altri luoghi e tempi, e ci mette di fronte a tutta l’incertezza del futuro, mescolando satira e nostalgia, storia e ironia, in un irresistibile viaggio nello sconfinato continente di ieri.
“Di continuo produciamo passato. Siamo fabbriche di passato.”
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Circe


Mi sono avvicinata a questo libro per caso ma fin da subito la storia e il modo di raccontarla mi hanno rapito. L’autrice Madeline Miller racconta con maestria – e un po’ di fantasia – il mito greco della maga ammaliatrice, con una prospettiva tutta femminile e femminista, facendoci scoprire un lato segreto della storia. Anche se non è reale, il mondo greco è la base di tutte le favole, fiabe, proverbi e religioni moderne e questo libro è un ottimo assaggio della fonte di tutte le culture.
Di che parla?
Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara a addomesticare le bestie selvatiche, affina le arti magiche. Ma Circe è soprattutto una donna di passioni: amore, amicizia, rivalità, paura, rabbia, nostalgia accompagnano gli incontri che le riserva il destino – con l’ingegnoso Dedalo, con il mostruoso Minotauro, con la feroce Scilla, con la tragica Medea, con l’astuto Odisseo, naturalmente, e infine con la misteriosa Penelope. Finché – non più solo maga, ma anche amante e madre – dovrà armarsi contro le ostilità dell’Olimpo e scegliere, una volta per tutte, se appartenere al mondo degli dèi, dov’è nata, o a quello dei mortali, che ha imparato ad amare.
“Si dice che le donne siano creature delicate, come fiori, come uova, come qualsiasi cosa che possa essere schiacciato in un momento di negligenza. Se mai ci avevo creduto, non era più così.”
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Leggere Lolita a Teheran


Questo libro mi ha stupito per la sua sincerità, per essere una storia vera, per raccontare di una cultura lontana in un paese vicino. Sempre con al centro delle donne, ma questa volta non maghe né potenti, anzi. Queste donne sono state private della loro libertà e devono combattere ogni giorno per riappropriarsi della propria vita, spesso inutilmente e pagando un prezzo carissimo.
Di che parla?
Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze barbare, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi nell’impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni del Satana occidentale: la letteratura. È stata così costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro occhiuti sorveglianti. Il risultato è un libro che, oltre a essere un atto d’amore per la letteratura, è anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla.
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La ladra di parole


Quanto può essere dura la povertà? Quanto si può diventare schiavi della propria condizione sociale ed economica, senza possibilità di riscatto? Questa storia allarga la visione che abbiamo della Nigeria, del suo popolo e della sua cultura, piena di contraddizioni ma anche di tradizioni meravigliose. Questo più degli altri è un libro che viaggia lontano.
Di che parla?
A Ikati, un villaggio nel cuore della Nigeria, il destino delle donne è segnato: passano l’infanzia a occuparsi della casa e dei fratelli più piccoli, vanno a scuola solo per imparare a leggere e scrivere e poi vengono date in moglie al miglior offerente. Ma la quattordicenne Adunni è diversa: ama studiare, scoprire parole nuove per dar voce ai propri pensieri, per capire il mondo, per immaginare un altro futuro. E sogna di diventare maestra, di spiegare alle bambine come, grazie all’istruzione, possano liberarsi della miseria, guardare lontano, cercare la loro strada. Un sogno che però sembra infrangersi la mattina in cui il padre le annuncia di averla promessa a Morufu, un uomo molto più vecchio di lei e con già altre due mogli. Adunni sa che la sua famiglia ha un disperato bisogno dei soldi di Morufu, eppure non si arrende, nemmeno dopo aver compiuto il suo dovere di figlia, nemmeno dopo che una tragedia la obbligherà a scappare a Lagos, dove diventerà la serva di una donna prepotente e crudele. Anche nell’ora più buia, Adunni saprà trovare parole di coraggio e di speranza, parole che le daranno la forza di trasformare se stessa e anche un po’ di Nigeria.
“Per le ragazze come me, il futuro è già deciso, ma io non mi arrendo nel silenzio. Un giorno troverò la mia voce.“
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Quando le montagne cantano


Questa saga familiare mi ha fatto venire voglia di studiare la storia del Vietnam. Tra le mille pagine di Wikipedia che parlano della storia di questo paese mi sono persa in così tanto dolore e tragedie che alla fine ho deciso di comprare più libri vietnamiti e di aprire i miei occhi e il mio cuore a un paese con una forza sovraumana e una resilienza quasi unica al mondo.
Di che parla?
La saga di una famiglia che si dipana lungo tutto il Novecento, in un Paese diviso e segnato da carestie, guerre e rivoluzioni. Tre generazioni di donne forti, che affrontano la vita con coraggio e determinazione. Una storia potente e lirica insieme, che ci ricorda il valore dei legami familiari e gli ostacoli che siamo disposti a superare per rimanere accanto alle persone che amiamo.
Dal loro rifugio sulle montagne, la piccola Huong e sua nonna Dieu Lan sentono il rombo dei bombardieri americani e scorgono il bagliore degli incendi che stanno devastando Hanoi. Fino a quel momento, per Huong la guerra è stata l’ombra che ha risucchiato i suoi genitori, e adesso quell’ombra sta avvolgendo anche lei e la nonna. Tornate in città, scoprono che la loro casa è completamente distrutta, eppure non si scoraggiano e decidono di ricostruirla, mattone dopo mattone. E, per infondere fiducia nella nipote, Dieu Lan inizia a raccontarle la storia della sua vita: degli anni nella tenuta di famiglia sotto l’occupazione francese e durante le invasioni giapponesi; di come tutto fosse cambiato con l’avvento dei comunisti; della sua fuga disperata verso Hanoi senza cibo né denaro e della scelta di abbandonare i suoi cinque figli lungo il cammino, nella speranza che, prima o poi, si sarebbero ritrovati. E così era accaduto, perché lei non si era mai persa d’animo.
“Non volevo raccontarti della sua morte, ma io e te abbiamo visto abbastanza distruzione e violenza da sapere che c’è solo un modo per parlare della guerra: onestamente. Soltanto con l’onestà, possiamo conoscere la verità.”
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