L'acqua del lago non è mai dolce~ Recensione di Claudia Neri

L’acqua del lago non è mai dolce- Giulia Caminito – Analisi e recensione

L’acqua del lago non è mai dolce è un libro scritto da Giulia Caminito ed edito da Bompiani nel 2021. È stato finalista del Premio Strega di quest’anno, vinto poi da Emanuele Trevi con Due vite.

L’autrice è nata a Roma nel 1988 e si è laureata in Filosofia politica. Ha esordito con il romanzo La Grande A (Giunti 2016, Premio Bagutta opera prima, Premio Berto e Premio Brancati giovani), seguito nel 2019 da Un giorno verrà (Bompiani, Premio Fiesole Under 40) e da L’acqua del lago non è mai dolce.

Senza farlo apposta ultimamente sto leggendo molti libri che raccontano storie di donne, soprattutto adolescenti: Resto qui, Sembrava bellezza, La madre di Eva, La straniera, L’acqua del lago non è mai dolce

E tutte queste donne hanno in comune una cosa. Nelle pagine dei libri esse mettono in luce il grido graffiante della loro frustrazione. Non hanno paura di mostrare il loro lato oscuro, cattivo, umano.

I loro segreti, le loro ribellioni verso l’oppressione – della famiglia, del patriarcato, del lavoro, del fidanzato, di sé stesse – vengono descritti senza mezzi termini, con lucidità.

Io sono la donna spezzata e opaca, quella che si infrange sulle superfici e la vedi sempre a metà.

L’acqua del lago non è mai dolce è un romanzo crudo, amaro, realistico e pieno di vita vera e senza compromessi.

Racconta la storia di una ragazza, Gaia, su cui incombe la figura prepotente ed enorme di sua madre Antonia. Un dettaglio importante di questo binomio è che la storia, narrata in prima persona, nomina molte volte “Antonia” e non “mia madre”, mentre il nome di Gaia c’è scritto una sola volta.

Antonia

Antonia è determinata, forte, sola, dedita al sacrificio. Ha avuto un figlio ad appena diciassette anni, Mariano, da un uomo che ora è in carcere. Il padre di Gaia, invece, ha avuto un incidente in cantiere ed è costretto in sedia a rotelle. Lavorando a nero senza assicurazione non ha alcun diritto da pretendere. Antonia ha altri due figli, due gemelli maschi.

Sulle spalle di questa donna dai capelli rossi e arruffati, che non si cura e si veste sempre comoda – quasi da uomo – grava il peso di quattro persone più sé stessa.

L’autrice Giulia Caminito

Le circostanze sfortunate della sua vita non la fanno perdere d’animo e Antonia è sempre alla ricerca di una vita migliore per sé e per i suoi. E quando le cose non vanno bene, lei non aspetta, le aggiusta da sola.

Penso che siamo materiali di scarto, carte inutili in un gioco complicato, biglie scheggiate che non rotolano più

Come quando pulisce il cortile della casa in periferia dalle siringhe e dai preservativi perché i suoi figli devono avere un posto in cui giocare all’aperto. O protesta quasi nuda in un quartiere di “Roma bene” perché hanno tolto il diritto a una ragazzina disabile di stare al sole.

Lago di Bracciano

Antonia è giusta, ma nella sua incredibile praticità ha dimenticato come si ama. O meglio, ama a modo suo, senza affetto né comprensione. Il suo amore è pratico, fatto di sacrifici come tutta la sua vita. Eppure, pare che niente le ritorni da questo immenso sfiancamento. Ad ogni svolta, Antonia si ritrova punto e a capo, con l’amaro in bocca.

La povertà

Gaia è diversa dagli altri ragazzini. Cresce sul lago di Bracciano, nella casa che sua madre ha scelto per lei e per i suoi fratelli. I capelli glieli taglia Antonia, non può permettersi giocattoli o un diario scolastico, né tutti gli oggetti che hanno le sue compagne di classe, le sue future amiche.

Ogni cosa per lei si limita a quello che possono permettersi e che Antonia giudica “utile”. Non può guardare la televisione né avere un cellulare e la sua personalità cresce con le increspature dell’acqua del lago e le spine della vegetazione incolta che lo circonda. Gaia è forte ma è meno determinata di Antonia, che incombe come un’ombra su di lei.

Leggeremo insieme se non capirai, studierò con te, ce la dobbiamo fare, ce la dobbiamo fare per forza […] Il ci mi comprende come una prigione, il noi in cui nessuno mi ha chiesto se voglio abitare.

Mentre suo fratello Mariano cambia vita e riesce a trovare la sua indipendenza, Gaia no. In un certo senso la sua maggiore povertà è quella spirituale, la sua incapacità di essere felice.

Gli eventi

Non so se l’autrice abbia scelto simbolicamente gli eventi che attraversano la vita di Gaia. Ogni felicità è destinata ad essere rimpiazzata dalla delusione. Questo è ciò che accomuna madre e figlia.

Io respiro forte nel casco, ingoio rabbia, tutta quella che ho tenuto celata, quella che ho travestito per le grandi occasioni, quella che ho guardato ballare a distanza, quella che m’hanno vietato e che invece mi appartiene e voglio coltivare, sento il collo appesantito, le mani calde, doloranti.

Giulia Caminito

Per un senso inconscio di ribellione, Gaia sceglie Filosofia all’università, una facoltà che è ben consapevole che non le garantisce un futuro lavorativo. La condizione di “povertà” non si esaurisce dopo tutti i suoi sacrifici come non si è esaurita dopo lo stremarsi di Antonia.

Stile

Gli eventi narrati sono raccontati in prima persona da Gaia, che ci rivela una sola volta il suo nome, anche lì a seguito di un evento significativo. La prosa è scorrevole, paratattica, carica di elenchi e accostamenti di significati. Anche le metafore svolgono un ruolo importante, danno forza visiva agli eventi.

All’inizio l’opera è più avvincente, man mano il ritmo rallenta, alternando i due sentimenti principali delle vite di queste due protagoniste: rabbia e delusione. Tutto è vero, nulla è inventato.

Conclusioni

La scrittura di Giulia Caminito è anni luce distante da quella di Emanuele Trevi, le cui parole si cuciono dentro l’anima. Tuttavia, nonostante questo, avrei favorito questa storia e questo romanzo a Due vite, che ha vinto il Premio Strega qualche giorno fa.

Lo consiglio? Sì, come lettura estiva leggera ma non banale (qui i miei consigli di lettura per l’estate 2021).

Claudia Neri

Te la sei persa? Leggi la recensione di Due vite
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